Il treno-metropolitano? Arriverà a Guidonia per le Olimpiadi di Roma, ossia chissà...

Firmato il 22 febbraio l'accordo-quadro Rete ferroviaria-Regione Lazio. Capolinea temporaneo a Tivoli Terme, dal 2019 completamento della stazione e avviamento del servizio. Guidonia dovrà attendere, molti anni ancora

La stazione di Guidonia Montecelio. Nessuna certezza sull'avvio del servizio

La stazione di Guidonia Montecelio. Nessuna certezza sull'avvio del servizio

Tommaso Verga 12 aprile 2018

di Tommaso Verga
Alla ricerca dei precedenti ci si imbatte in un appuntamento del 12 febbraio 2011, allorché la destra di governo si riunisce nella «Tenuta Sant’Antonio», a Tivoli Terme. Presenti, il non ancora presidente della Commissione europea Antonio Tajani, l’assessore ai Trasporti della Regione Lazio Francesco Lollobrigida, Eligio Rubeis e Sandro Gallotti, sindaci di Guidonia Montecelio e Tivoli. Si parla di un costo complessivo di 150 milioni di euro, un bacino di utenza di circa 350 mila persone, lavori che dovrebbero concludersi entro il 2014.
Attestamento che non va a buon fine. Nuova data: 2017. Sottolineata (ancora) da Eligio Rubeis. Qui ne sanciscono la coerenza Marco Vincenzi, consigliere regionale, e Simone Guglielmo, magna pars del «Big Bang», costola dell’associazione dei renziani locali (da qualche tempo scomparsa dalle cronache), promotrice dell’incontro. In data 19 febbraio 2015. 



Nessun testo alternativo automatico disponibile.


«Mancano solo due anni al 2017 – il vaticinio di Rubeis –, data nuova ed ultima fissata per arrivare ad avere il completamento di altri 11 chilometri di nuovi binari. L’eliminazione di cinque passaggi a livello con la costruzione dei relativi sottopassi e la costruzione della nuova stazione in località Collefiorito, con grande parcheggio annesso». 
Nessuna replica da parte di Amelia Italiano, responsabile divisione passeggeri della direzione Trenitalia, e di Rocco Lamparelli, della segreteria di Michele Civita, assessore alle Politiche del territorio e della mobilità della Regione Lazio, entrambi presenti all’incontro.



Per tranquillizzare qualche coscienza critica, ostile o diffidente, la narrazione aggiunge – deragliando alquanto – che «continuo è l’impegno di Marco Vincenzi per sbloccare l’ultimo intoppo con la Soprintendenza ai beni paesaggistici. Si assisterà a breve al completamento del cd ‘Nodo di Ponte Lucano’, cioè del nuovo tratto stradale comprendente un ponte sul fiume Aniene ed un sistema di svincoli e nuove rotatorie tra la Tiburtina e la strada provinciale che passa nei quartieri di Villa Adriana e Villanova di Guidonia». 



Così – per quanto inintelligibile, il riporto è testuale – «Guidonia potrà contare sulle date certe di fine anno 2015 ed inizio 2016 per l’apertura di quasi tutti i tronconi della nuova Tiburtina, fondamentale asse strategico per la mobilità verso un intero quadrante di Roma».


Salto temporale. Giorni nostri. E’ stato presentato come «quadro». Effetto logico, renderlo disponibile per chiunque voglia guardarlo. Se merita, fino alla sazietà. L’appagamento sovviene. Per il motivo contrario. Perché ci si stanca di cercare. Surroga un comunicato-stampa: «Il 22 febbraio, Rete ferroviaria italiana (Rfi) e Regione Lazio hanno firmato un accordo-quadro». Dati i soggetti, ovvio l’oggetto.



Per la Pisana (Michele Civita, probabilmente l’ultimo atto da assessore), «si tratta di uno strumento tecnico con cui prenotare capacità di traffico per la rete ferroviaria regionale e programmare nel medio/lungo periodo l’uso dell’infrastruttura ferroviaria, in funzione del Piano regionale dei trasporti». Per Rfi (Christian Colaneri, direttore commerciale ed esercizio rete), «si tratta di uno strumento necessario per determinare le reali esigenze di mobilità del territorio, con interventi per ottimizzare lo sviluppo dei servizi regionali».


Un malloppo di circa 150 pagine è il sospetto. 
Con qualche (lecito) sotterfugio se ne è raccattata una mini-sintesi. Nove pagine, sufficienti però a raccontarla in modo decisamente overturned rispetto alle rispettabili intenzioni dei convegnisti. Pagine contrarie al punto che le constatazioni riportano al big bang. Quello del in principio.



Perché, ignorando quel 2017-propaganda, interpretando la tabella in evidenza, i dati abilmente collocati nello schema, dicono che non soltanto rispetto all’anno corrente le date «vere» vanno ben oltre, ma che molti calendari ancora bisognerà sfogliare.



Intanto, la stazione di Bagni di Tivoli (così la denominazione per Rfi-Regione Lazio). Che sarà operativa nel…; a seguire Guidonia-Collefiorito, che vedrà sfrecciare i treni nel… Constatazione: il «quadro» è provvisto di firma, mancano le date. Non ce n’è neppure una.



Per cui, ricorrendo alla interpretazione della tabella, il ragionamento conseguente e la verifica dello stato di avanzamento del raddoppio dei binari e della costruzione delle due stazioni, portano a dire che forse nel 2019 o giù di lì il servizio a Tivoli Terme sarà operativo. Guidonia Montecelio dovrà aspettare. Molto. Qualche anno.



Il che porta a sottolineare un problema che nel «quadro» è assente: come potrà il capolinea temporaneo (per molti anni) di Tivoli Terme sopportare l’afflusso delle migliaia di viaggiatori che, in particolare nelle ore di punta (e in assenza di alternative), nella stazione dovranno scambiare auto-treno o bus-treno. Un «nodo di scambio» in quel tratto della Tiburtina è un’autentica iattura, effetto di decisioni che mostrano, ed è l’ennesima volta, l'indifferenza e la mancanza di consapevolezza di «pittori» che ignorano le caratteristiche del territorio, nemmeno interessati a conoscerne il «modello». Tutto all'insegna del «a chi tocca s’arrangi».