Gianluigi Paragone: «tre anni ed esco dall'euro». Il movimento 5stelle? Tace

«L'euro non conviene, meglio la criptovaluta di Zuckerberg» (i tre anni serviranno a mettere insieme qualche migliaio di like per un ingresso fruttuoso). Andrea Marcucci, Pd: perché non dite che siete contro l'Europa?

Luigi Di Maio, a sinistra, e Gianluigi Paragone

Luigi Di Maio, a sinistra, e Gianluigi Paragone

Tommaso Verga 4 luglio 2019
di Tommaso Verga
Pur ignorando Vincenzo Visco e Giulio Tremonti, Gianluigi Paragone stamattina ha detto e ripetuto che fra tre anni sarà fuori dall'euro. Si librava (i tre anni a quanto sarebbero necessari per gonfiare il portafogli di like su Facebook e aumentare il fruttato all'ingresso).
Di fronte, il volto più simpatico dell'espressionismo dem, Andrea Marcucci, capogruppo al Senato. «Ma esci tu dall'euro o il movimento 5 stelle?» ha chiesto. E l'altro niente, e ripeti e niente e ripeti e niente, neppure una polemica. Alla fine il renziano ha detto «non avete il coraggio di dire che siete contro l'euro», che ovviamente a paragone non è sembrato neppure un buffetto. Poi il trait d'union tra Lega e M5s ha spiegato perché «tanto l'euro non regge» (per cui meglio andarsene da Zuckerberg): 1) l'Eurotower non è prestatore di ultima istanza; 2) ci vorrebbe una legge europea sul fisco; 3) il debito dei singoli Paesi deve diventare debito dell'Unione.
Ecché scoperta! Vincenzo Visco – uno che perderebbe ogni paragone con i nouveaux économistes – ha cominciato a dirlo all'inizio degli anni Novanta, Giulio Tremonti un tantinello dopo. Teorie a parte, entrambi con risultati pari a zero. Eppure, il ministro berlusconiano aveva come partner non soltanto Umberto Bossi ma anche Roberto Maroni (quello che faceva entrare gli immigrati) e soprattutto Matteo Salvini. Ricordate? erano tempi in cui Giorgia Meloni faceva il ministro per la Gioventù e trascurava il blocco navale davanti alle coste libiche.
A fianco di Gianluigi Paragone stamattina c'era un altro grillino, giornalista – avventore abituale dei salotti tv, anche di quelli non coincidenti con l'accento sulla sillaba finale –. Come si legge nel curriculum, tal quale al tempo di Matteo Renzi, del quale era seguace. Oggi s'era autoassegnato il compito di difendere i risultati ottenuti a Bruxelles: «Su Conte flop di giornaloni e Pd. Il disastro annunciato non c’è. Avevano parlato di deficit alle stelle e di infrazione certa. Ma hanno collezionato solo una figuraccia clamorosa».
Giuseppe Conte ha parlato di «Risultato meritato. L'Europa ci riconosce serietà e responsabilità». Firmato il Fatto quotidiano.
Ma chi attendeva il benestare dell'Europa? E chi è che «ci riconosce...»? E la «figuraccia clamorosa»? In sostanza, si intende dire che tutto era centrato nella ricerca di una legittimazione dei mafiosi di Bruxelles – con i quali forse si appresta a colloquiare Alberto Bagnai, l'autore dell'epiteto? Questo tran tran durato mesi doveva servire ad ottenere la benedizione di Moscovici e Junker (con i quali avevate firmato il pacchetto-conti, quel 2.04% a fine 2018)? Non avevate detto agli italiani che vi dovevano votare perché avreste rovesciato il banco di Bruxelles? Ma non eravate «sovranisti»?
Sovranisti? Per Giovanni Conte: «Il nostro è un modello economico che coniuga stabilità dei conti pubblici con la crescita e lo sviluppo sociale. Anche la prossima legge di Bilancio, sulla quale siamo già al lavoro, proseguirà in questa direzione»: a Roma avrebbero commentato «Mario Monti je spiccia casa».
Dicono i vicini di stanza che Matteo Salvini è avvelenato per l'esito delle trattative. A seguire Luigi Di Maio, inutilmente chiamato in causa. Chissà cosa si aspettavano. A parte il fatto che se fossero persone serie, l'incavolatura doveva essere diretta contro la bocciatura di Frans Timmermans, il socialista olandese inviso a quelli del «patto di Visegrad». E di conseguenza a Matteo Salvini. Che ignora chi sia, l'importante è quel che pensa Orban. Verso il quale Timmermans ha un conto aperto, sia in termini di redistribuzione dei migranti che di rispetto dei principi: libertà di espressione (di stampa, di parola); giustizia separata dall'esecutivo e quisquiglie di questa natura. In sostanza, le fondamenta dell'Unione. Ma vuoi vedere che l'accordo Salvini-Orban si regge proprio contro lo spirito dell'Europa? Va a finire che non ci saranno paragoni ma una sola cordata.