Trisulti a Steve Bannon. Il ministro: «un imbroglio, uno schiaffo al merito» (ma ora è obbligatoria la denuncia)

Avviata la revoca della concessione per la Certosa. Tra documenti e requisiti, il «Dignitatis Humanae Institute» dei sovranisti di Matteo Salvini, non avrebbe corrisposto neppure il canone di concessione concordato per il 2018

L'home page del sito della «Dignitatis Humanae Institute» di Steve Bannon

L'home page del sito della «Dignitatis Humanae Institute» di Steve Bannon

Tommaso Verga 2 giugno 2019
di Tommaso Verga
«Detesto chi imbroglia e usa la propria faccia tosta per avvantaggiarsi sugli altri. È uno schiaffo al merito, dato che chi si comporta così ha la meglio su altri che avrebbero avuto i requisiti necessari per ottenere la concessione al loro posto»: firmato, Alberto Bonisoli. Un giudizio durissimo, senza appello quello del ministro per i Beni culturali. Oggetto: l'avvio del procedimento che per il rappresentante del governo dovrà concludersi con la revoca dell'affidamento della Certosa di Trisulti all’associazione «Dignitatis Humanae Institute» di Steve Bannon.
Dopo le inchieste di Report e di Andrea Palladino del Corsera, e l'ispezione solleciata da Nicola Fratoianni di Sinistra italiana, è giunto il responso dell'avvocatura generale dello Stato. Che ha suggerito al ministro il ricorso alla formula dell'«autotutela», come dire che «il procedimento di riesame ha accertato la sussistenza di vizi non sanabili. E, in base a giurisprudenza consolidata, che vi sia un interesse concreto e attuale all’eliminazione del provvedimento illegittimo».
Un giudizio durissimo, accompagnato dall'elencazione dei difetti cui i rappresentanti dell'università sovranista sarebbero responsabili nel procedimento di assegnazione. Alberto Bonisoli li sottolinea sul personale «profilo» Facebook:
«Quando abbiamo ricevuto questo parere (dell'avvocatura dello Stato, ndr) ci siamo accorti che l’associazione Dhi, alla data di scadenza del bando:
a) non aveva il riconoscimento della personalità giuridica;
b) non aveva tra i suoi scopi statutari lo svolgimento di attività di tutela, di promozione, di valorizzazione o di conoscenza dei beni culturali e paesaggistici;
c) non aveva una documentata esperienza almeno quinquennale, nel settore della collaborazione per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale;
d) non aveva una documentata esperienza nella gestione, negli ultimi 5 anni antecedenti la pubblicazione dell'avviso pubblico, di almeno un immobile culturale, pubblico o privato, con attestazione della soprintendenza territorialmente competente di adeguata manutenzione e apertura alla pubblica fruizione». A «condimento» ci sono pure i «buffi»:
«Inoltre sembra che (la Dhi, ndr) non abbia nemmeno pagato il canone di concessione per il 2018».
Ora, a parte la considerazione positiva sull'operato del ministro, alcune questioni vengono sollevate dallo stesso Bonisoli. E richiedono risposte. Non alla portata degli organismi ministeriali ma solo della magistratura.
Si deve cominciare dall'indagare sulle modalità preliminari, e, di seguito, sullo svolgimento della gara per l'assegnazione della Certosa. Il che si traduce nel riavvolgimento del nastro alla «gestione Franceschini», il ministro Pd, per scovare chi non ha controllato la coerenza tra le domande dei partecipanti e le norme richieste dall'avviso di gara.
Perché le inadempienze sottolineate da Bonisoli danno l'idea che, almeno per ciò che riguarda la Dhi, fosse molto ma molto generica la convinzione sull'obbligo di regole da rispettare. Chi ha «suggerito» la formula allargata? chi non ha verificato che fosse tutto a norma?
Domande che conducono alla fase successiva all'assegnazione. Che mostra i sovranisti del tutto indifferenti agli adempimenti, incluso il pagamento del canone. Una enormità.
Come tutto ciò sia stato possibile, Bonisoli lo dovrebbe chiedere, tra gli altri, al suo vicepresidente del Consiglio, a quel Matteo Salvini che con gli ideologhi del «Dignitatis Humanae Institute» ha intrattenuto relazioni talmente propositive da convincerli evidentemente che nell'Italia di oggi tutto si può se c'è la consonanza con il leader della Lega, anche sottoscrivere un contratto e non rispettarlo. Sorgeranno problemi nel suo partito per quanto denunciato? A favore di Bonisoli ci si augura che no. Comunque, ad ogni buon conto, se ancora non, il ministro deve informare la magistratura. E' la legge, est la loi.
«La sinistra intollerante marcia contro l’accademia sovranista di Bannon: erano i soliti quattro gatti»: così sei mesi fa il Secolo d'Italia. Il quotidiano del «vecchio» Msi passato al servizio del duo Alemanno-Storace – e di Giorgia Meloni –, sin dall'inizio dell'avventura trumpiana s'è assunto l'onere di difendere senza titubanza Steve Bannon, l'ex consigliere di The Donald. Nonostante costui si sia posto l'obiettivo di annullare le identità nazionali per, nel medio periodo, consegnarle a mo' di scalpo al capo della Casa bianca. Solo così riuscirà a ottenere in cambio la poltrona di un tempo. La Certosa di Trisulti? Una perla per il quotidiano che fu di Michelini e Almirante.
Nessuna prudenza invece nella dichiarazione di Benjamin Harnwell: il capo dell'istituto Dhi. Lo «sfratto» di Bonisoli verrà impugnato in ogni sede dice. Definendo – ad Alessioporcu.it – le conseguenze dei mancati adempimenti «un raglio della sinistra marxista». Saranno felici Alberto Bonisoli e l'avvocatura dello Stato. I quali potranno rifarsi incamerando quanto di spettanza dell'erario. E pensando, se vogliono, che la formula dell'«esproprio proletario» ha terminato il percorso dei 360 gradi. Ritornando espressione dei miliardari sovranisti (come s'è definito Bannon). Per i quali, pagare l'affitto d'un immobile di proprietà dello Stato non ha mai costituito obbligo. Accostamento, esempio: Casa Pound.
Per finire in bellezza, Benjamin Harnwell si attacca al «raglio». Sola dimostrazione dello stato d'animo provocato dal fatto che l'ispezione ministeriale che dette il via alle misure odierne si qualifica 'interrogazione al ministro' di Nicola Fratoianni, il segretario (dimesso ieri) di Sinistra italiana. Tra i promotori inoltre delle manifestazioni popolari a Collepardo – il paese che ospita la Certosa –, quelle sulle quali ironizza il Secolo d'Italia.
Una indiscutibile cornice di buon gusto.