In rivolta i 5stelle: no allo stadio della Roma. Dubbi sull'«interesse pubblico»

Roberta Lombardi e Carla Ruocco (movimento 5stelle) convinte che occorra ripensare l'intera opera (magari per costruirla altrove). Delibera contraria votata stamattina dalla commissione Urbanistica del IX municipio capitolino

Il primo plastico dello stadio della Roma con le due torri

Il primo plastico dello stadio della Roma con le due torri

Tommaso Verga 27 marzo 2019
di Tommaso Verga
In aumento le voci contrarie. Quelle «pesanti». Lo «Stop allo stadio della Roma» è venuto ieri da Roberta Lombardi, capogruppo nel Consiglio della Regione Lazio, e da Carla Ruocco, presidente della commissione Finanze della Camera dei deputati; entrambe del movimento 5stelle. Oggi, un secco «basta così», è stato votato dalla commissione Urbanistica del IX municipio capitolino, che ha approvato la delibera a firma Grancio-Fassina sull'annullamento dell'iter per la realizzazione dello stadio della Roma a Tor di Valle. Ora l'atto dovrà essere votato dal Consiglio municipale e, secondo l'agenzia Dire, è probabile che anche l'aula municipale approvi lo stop alle ruspe.
«Stop stadio della Roma», #Azzeriamo, #Ripartiamo. «La politica difenda i cittadini! Il parere del Politecnico dipinge scenari catastrofici: arresti per corruzione, interesse pubblico forse viziato, viabilità paralizzata. Una domanda alla Giunta capitolina: chi ci guadagna da tutto ciò?!
». Parola dopo parola, l'invito-penultimatum risale a ieri, all'ora di pranzo, su twitter. Esposizione di una sollecitazione chiara (e urgente) di Carla Ruocco, parlamentare 5stelle, tra i massimi rappresentanti sin dalla fondazione del movimento di Beppe Grillo, che decreta lo stato comatoso d'una vicenda che da amministrativo-sportiva, ormai da un anno (a giugno 2018 gli arresti furono nove) si svolge principalmente nelle aule del palazzo di Giustizia.
Tanto che appena marginalmente (si direbbe per scelta), la parlamentare si sofferma sullo stato della vicenda sotto il profilo della cronaca (la corruzione e l'arresto del presidente del Consiglio comunale Marcello De Vito, primus inter pares con la sindaca Virginia Raggi dei 5stelle a Roma). Per mettere invece in risalto le due questioni che alla lettura, secondo lei, costituiscono l'anello debole del progetto: «interesse pubblico forse viziato; viabilità paralizzata» scrive.
Aspetti che consiglierebbero di chiudere la partita-stadio-della-Roma: #Azzeriamo, #Ripartiamo. La sindaca è contraria, distribuisce pozioni di ottimismo, «è tutto a posto, la procedura è regolare» ripete. Altrettanto sicuro del lavoro sin qui svolto – ci mancherebbe! –, Luca Montuori, responsabile dell'Urbanistica, che però offre una interpretazione dell'«interesse pubblico» che potrebbe non coincidere con il significato di piazzale Clodio. Perché, dice l'assessore, l'«interesse pubblico» «non è stato assolutamente ridotto ma è stato ampliato, perché è stato ampliato il quadro di riferimento in cui si svolge il progetto: non più solo le aree del progetto, ma ne beneficeranno tutti i cittadini del quadrante tra Roma, Tor di Valle e Ostia e chi arriva in città da Fiumicino e Civitavecchia».
Per Repubblica, Annalisa Cuzzocrea chiede: un'amministrazione che ha vissuto gli arresti di Marra, Lanzalone, De Vito (e di tutto il vertice del gruppo, Luca Parnasi incluso, ndr), può continuare come se nulla fosse? A rispondere Roberta Lombardi: «Assolutamente no. Sullo stadio il consiglio comunale dovrebbe annullare in autotutela la delibera, perché, come ha detto la procura, è possibile ci sia stato un vizio nell’individuazione dell’interesse pubblico».
L'effetto provocato dall'affermazione della capogruppo in Regione Lazio (identica a quella di Carla Ruocco) si misura con la raffica di interrogativi che ne conseguono: per arrivare alla «qualifica» il Consiglio comunale ha scelto una «scorciatoia»? Necessaria per trovarsi concorde – seppure obtorto collo – sulla modifica della destinazione d'uso dei terreni? Esprimendo il consenso al termine d'un traffico di influenze (in senso politico non giudiziario), necessario a convincere i riottosi, fors'anche tra gli stessi grillini? Potrebbe la procedura aver solleticato l'attenzione della procura tanto da consigliare l'apertura di un nuovo capitolo dell'inchiesta?
E se «interesse pubblico» avesse giocato un ruolo nella decisione di abbattere l'ippodromo di Tor di Valle? Un atto del quale aveva abbondantemente parlato Luca Caporilli, il braccio destro di Luca Parnasi – fidatissimo: al punto di essere incaricato di seguire la costruzione dell'outlet a Vicovaro, all'uscita dell'A24 di Mandela –. Nodo, il superamento del vincolo architettonico, poi archiviato dal sovrintendente Francesco Prosperetti.
Occorrerà aspettare ancora ma non sembra che il carro di testa relativo alla costruzione dello stadio della Roma si muova sul binario giusto. Davvero, data la disposizione delle forze in campo, non c'è da scommettere sul buon esito del piano di James Pallotta. Che ha sì comprato i terreni, ma se due dirigenti politici dello spessore di Roberta Lombardi e Carla Ruocco – insieme al «non si può» del IX municipio – parlano di discutibili aspetti procedurali; se il Politecnico di Torino, a proposito del ponte di Traiano, ha dichiarato che Virginia Raggi non ne ha mai chiesto lo studio di fattibilità e nemmeno il rapporto costi-benefici, la situazione è messa davvero male. Con un'osservazione, ancora della Lombardi, un cavallo di Frisia a tutto tondo: «non credo che De Vito agisse da solo». Epitaffio sul nuovo stadio.