Sgomberata l'ex Penicillina a San Basilio, rimane inespugnabile Casapound

Una quarantina gli impossibilitati a sfuggire al blitz di oggi. Gli altri si erano già sistemati lì di fronte, dov'era un tempo la «Romanazzi». Il ministro Matteo Salvini: a San Basilio è tornata la legalità, panico tra gli spacciatori

Sull'Unità del 14 ottobre 1950, l'articolo illustra l'inaugurazione della «Icar Leo» sulla via Tiburtina

Sull'Unità del 14 ottobre 1950, l'articolo illustra l'inaugurazione della «Icar Leo» sulla via Tiburtina

Tommaso Verga 10 dicembre 2018

di Tommaso Verga


Ma perché «penicillina»? (oppure «penicellina»?). Dalla metà del secolo scorso, quella è sempre stata «Icar Leo», azienda chimica all'angolo della Tiburtina con via di Tor Cervara. Vero, l'antibiotico veniva prodotto lì ma «penicellina» era il nome coniato da chi abitava di fronte, a San Basilio. Zona Roma est, nella quale la Icar Leo rappresentava il bordo iniziale della Tiburtina Valley. Solo un fregio per i governanti nazionali e capitolino –, del tipo la spilletta che rende fieri gli analfabeti –, distrutta così come il giacimento di imprese e di intelligenze nel tempo abbandonato al disinteresse e all'incuria. C'e chi rammenta che sotto quei tetti, in quegli ambienti oggi «sgomberati», sono arrivati a lavorare insieme fino a 1.500 addetti?
«Sgomberati?». Chi vive da quelle parti, che abita a Sanba, replicherebbe «maddeché?». Perché tale e tanta è stata la cagnara preventiva – formula idiomatica dei momentanei governanti –, che chi viveva lì se n'è andato prima, tanto che le telecamere hanno inquadrato una quarantina di persone impossibilitate a difendersi con le proprie gambe (tossicodipendenti, malati di Hiv, minorati e disabili). Tutti le altre avevano provveduto già a sistemarsi dall'altra parte della strada, dove una volta c'era la fabbrica di camion della «Romanazzi».
Icar Leo, Romanazzi... e, in successione, i cancelli della Rotocolor (la tipografia dell'Espresso quando la tecnica di stampa privilegiava il rotocalco), della Cronograph (periodici porno: però soft data l'epoca), la produzione di gelati Toseroni pre-Unilever, il gas in bombole della Son, la Chlorodont (nonostante, dati i tempi, la non diffusissima frequentazione dello spazzolino), l'editore di Lancio story, per arrestarsi alle mura dell'Apollon, confine dello spazio riservato agli stabilimenti «minori», perimetro da lì in poi, fino a Settecamini, riservato alle fabbriche d'armi, dalla «Selenia» all'«Elettronica».


Riorganizzate nel «civile» le ultime, la Tiburtina Valley è stata completamente riconvertita in magazzini di abbigliamento e merci varie all'ingrosso, punti vendita espulsi dal centro di Roma, da piazza Vittorio Emanuele a favore delle cineserie, gli uni per gli altri quattro dipendenti per quattro soldi di retribuzione.
La Icar-Leo – proprietà Giovanni Armenise (il cui ritratto, nella Treccani, per il volume 34 del Dizionario biografico degli italiani, si deve a Francesco Maria Biscione) – venne inaugurata il 21 settembre del 1950. Il battesimo officiato da Alex Fleming: «Ho visto ora la fabbrica di Penicillina Leo ed ho avuto grande piacere. Negli ultimi anni ho visto numerose fabbriche di penicillina, in diversi paesi, ma nessuna era più attraente di questa – la dedica scritta dallo scienziato premio Nobel –. La penicillina è stata il primo antibiotico che abbia avuto successo, ma ora ve ne sono altri ed auspico di visitare la Leo di nuovo in avvenire e di vedervi prodotti tutti gli antibiotici. La terapia antibiotica non è una fase effimera della medicina. Sarà duratura».
Vicissitudini, passaggi di proprietà, fabbrica occupata contro i licenziamenti, attività cessata nel 1971, ripresa nel 1996 per dieci anni ancora. Poi, nel 2006, lo stop definitivo e il trasferimento della produzione a sud di Roma, nel polo industriale di Pomezia. Risale appunto a circa dieci anni fa l'occupazione del complesso da parte di rifugiati, non solo extracomunitari, e famiglie italiane. Questa mattina lo sgombero.


Celebrato con grande enfasi da Matteo Salvini, la cui attività quale ministro degli Interni, insieme alle dichiarazioni, almeno fino a questo momento si è segnalata per le azioni contro gli immigrati e le organizzazioni no-profit, e per gli sgomberi degli edifici. Seppure quelli occupati dai più deboli. A Roma, dal 27 dicembre 2003, il palazzo utilizzato da Casapound in via Napoleone III, in pieno centro, non subisce ingiunzioni ministeriali né richiami alla legalità.
Secondo il ministro e i suoi sostenitori, la legalità è tornata a San Basilio. I rifugiati, gli sfrattati? Si arrangino, se continuano a gironzolare troveranno un luogo che sostituisca la fabbrica abbandonata.


Quel che andrebbe altrettanto evidenziato (ed esaltato), di significativo e determinante, è che la loro espulsione avrà benefici effetti anche nella battaglia contro i trafficanti di stupefacenti. «Orgoglioso di questo intervento di legalità, pulizia e sicurezza atteso da anni – ha detto Salvini –. Era un punto di spaccio e rifornimento per buona parte della città. Aggressioni, rapine, accoltellamenti, furti e violenze erano all'ordine del giorno». Un inferno in terra secondo il ministro degli Interni, uno che all'alba viene quotidianamente informato delle azioni in corso.


A Sanba ora non dovranno più temere le incursioni degli spacciatori, non vedranno agli angoli delle strade le vedette che controllano per prevenire blitz delle forze dell'ordine, cancellati i luoghi di spaccio in piazza, tutto terminato con lo sgombero di stamattina della Icar Leo. La pacchia è finita.