Per l'ebreo Emilio Segrè una via a Roma. Ma Tivoli, la sua città, lo ignora

Emigrato negli Usa nel 1938 a causa del «Manifesto della razza», lo scienziato Nobel per la Fisica riposa nel cimitero di Tivoli nella più totale dimenticanza. L'ha ricordato la sindaca Virginia Raggi: sarà nella toponomastica antirazzista

Emilio Segrè, nato a Tivoli nel 1905, emigrato negli Usa nel 1938

Emilio Segrè, nato a Tivoli nel 1905, emigrato negli Usa nel 1938

Tommaso Verga 16 novembre 2018

di Tommaso Verga


Una strada della Capitale intitolata a Emilio Segrè. Lo deciderà una inedita Virginia Raggi accompagnando il gesto con la dichiarazione che la tragedia degli ebrei, in questo caso nazionale, deve essere ricondotta al presente. Così i residenti di via Arturo Donaggio e di via Edoardo Zavattari, strade intitolate a due dei firmatari del mussoliniano «Manifesto della razza» – pubblicato il 5 settembre del 1938: ottant'anni fa –, hanno ricevuto la notifica della mutata denominazione di entrambe le strade. «Un atto dovuto, necessario a comprendere le responsabilità del passato, ad averne memoria e a evitare che tutto questo possa ripetersi» ha scritto la sindaca di Roma e della città metropolitana.
Saranno cancellati anche gli altri. Ossia la decina di scienziati che «nel sottoscrivere il Manifesto della razza, si resero colpevoli delle deportazioni senza ritorno nei lager nazisti di ottomila cittadini italiani, tra cui settecento bambini. E nessuno di loro pagò mai alcun prezzo, anzi furono reintegrati nei loro privilegi, proseguendo le loro carriere».
Non l'unica espressione del mutato orientamento della sindaca 5stelle – che in passato aveva convenuto con il gruppo consiliare di intitolare una via a Giorgio Almirante –. Infatti, dopo il ripensamento, come ha detto, la Raggi ha in animo di cambiare la toponomastica espressione di quella storia. Per sostituire i nomi con quelli degli ebrei vittime del «Manifesto».
Candidati, Nella Mortara (Fisica), Mario Carrara (Medico), Pierina Scaramella (Botanica), Enrica Calabresi (Zoologa), Franco Rasetti (Fisico), Bruno Touschek (Fisico). Con l'aggiunta degli altri che, colpiti dal provvedimento del 5 settembre, emigrarono negli Stati Uniti: Achille Viterbi (padre di Andrea Viterbi), Enrico Fermi (che aveva sposato un'ebrea), Arnaldo Momigliano, Bruno Pontecorvo, Bruno Rossi, Ugo Lombroso (particolare: tra i dimissionari da istituzioni scientifiche italiane anche Albert Einstein, membro dell'Accademia dei Lincei).
In conseguenza del «Manifesto», negli States trovò ospitalità anche il tiburtino Emilio Segrè, uno dei «ragazzi di via Panisperna», premio Nobel per la Fisica, tra i sodali di Fermi. Inutile cercare una via, uno slargo, una piazza a Tivoli. Nulla, non c'è nulla. Un nome sconosciuto. Nonostante il cognome risalga, oltretutto, alla famiglia titolare di uno dei complessi industriali, le Cartiere Tiburtine, fiore all'occhiello della città nel mondo.
Nato a Tivoli nel 1905, morto nel 1989 a Lafayette, California (ma tumulato nel cimitero tiburtino), Segrè fu tra i collaboratori di Enrico Fermi, dal 1936 al 1938 insegnò fisica all'Università di Palermo. Fu in quell'anno che lasciò l'Italia a causa delle leggi razziali. Nel 1944 ebbe la cittadinanza USA. Dopo alcuni iniziali lavori di spettroscopia, si occupò di fisica nucleare, collaborando con Fermi alla scoperta della radioattività artificiale provocata dai neutroni.
A Segrè si deve la produzione nel 1937 del primo elemento artificiale, il tecneto, ottenuto bombardando il molibdeno con neutroni, e quindi, in collaborazione con altri, dell'astato (1940) e del plutonio 239 (1941). A Los Alamos, partecipò (1943-46) alle ricerche che portarono alla realizzazione delle prime armi nucleari statunitensi.
Le sue successive ricerche riguardarono principalmente problemi relativi alle strutture nucleari e alle interazioni fra particelle. Nel 1955, insieme, riuscì a produrre e a riconoscere l'antiprotone; per tale scoperta fu insignito del premio Nobel per la fisica nel 1959. Rientrato in Italia nel 1974, gli fu assegnata la cattedra di fisica nucleare nell'università di Roma. A lui sono intestati gli sviluppi relativi alla medicina nucleare.
L'anniversario degli ottant'anni delle leggi razziali, per un verso deve rappresentare un «risarcimento» alla memoria dello scienziato, e dall'altro l'avvio di una campagna che illustri – a cominciare dalle scuole –, l'aberrazione delle leggi razziali e del concetto stesso di razza.