Tregua per 18 mesi. La Regione Lazio salva le cave minacciate di chiusura

Schivato il pericolo di cessazione dell'attività per la decina di aziende in «preavviso» del distretto del travertino romano di Guidonia Montecelio. Escluse dalla norma sul «recupero» le due già chiuse (in attesa del Tar)

Il presidio dei lavoratori del distretto del travertino Guidonia-Tivoli

Il presidio dei lavoratori del distretto del travertino Guidonia-Tivoli

Tommaso Verga 21 settembre 2018

di Tommaso Verga


Tagliate fuori dalla soluzione adottata le due cave di travertino soggette a provvedimenti già eseguiti, salvate – anche se a tempo determinato – tutte le altre. Non, come si ventilava, attraverso un emendamento alla legge sulle cave e torbiere del 2004 – sarebbe stato giudicato probabilmente inammissibile perché fuori tema, analogamente a quello della forzista Laura Cartaginese – ma con una norma nuova, aggiunta all'articolo 33 della «proposta di legge n. 55 di semplificazione normativa».


Un testo di totale genericità che comunque, all'articolo 4, rimanda di diciotto mesi le decisioni dei Comuni in merito alle attività estrattive. Sospendendo quindi i provvedimenti in corso. Di fatto, la Regione modifica (a tempo) la normativa su cave e torbiere. Tutta, a prescindere dalla denominazione pietra o marmo (problemi sono presenti anche in altre province del Lazio).
Necessità suggerita dal non voler correre il rischio che la modifica del dettato relativo al solo travertino romano – settore nel quale le agitazioni sindacali nel distretto tiburtino occupano da una decina di giorni le cronache politiche e sindacali – avrebbe sollevato proteste, con eccezioni relative alla legittimità fino a (potenzialmente sempre possibili) espressioni di voto contrario.
Per conoscere se la norma approvata sarà sufficiente a far rientrare l’agitazione del settore lapideo si saprà nelle prossime ore. Dipenderà dai sindacati di categoria.
A pesare sull’orientamento di Cgil-Cisl-Uil e dei lavoratori, non potrà che essere il confronto tra quanto «conquistato» con la lotta e gli scioperi che hanno contrassegnato localmente la vertenza – che si «quantifica» nell’essere riusciti a schivare la revoca dell’attività stante i «preavvisi» notificati dal Comune di Guidonia Montecelio: la nuova procedura salva una decina di aziende interessate ai provvedimenti restrittivi –, e la fallita per quanto lungamente ricercata soluzione – sia tra il «personale politico» che nelle pieghe della normativa – relativa alle «esecuzioni» non revocabili a carico delle due aziende già chiuse, la «Str spa» e la Caucci. Alle quali altro non rimane che attendere il ricorso alla giunta regionale che la legge già consentiva, oltre, ovviamente, l’esito dell'appello al Tar.
La norma inclusa nel collegato al Bilancio regionale punta a ridisegnare il sistema delle proroghe e delle opere relative al ritombamento, nonché della definizione «unitaria» dei materiali utilizzabili.


In conclusione, si provvede al «commissariamento (a termine, ndr) degli enti locali relativamente ai poteri relativi alle attività estrattive», cosicché gli atti  recheranno la firma d’un assessore della giunta di Nicola Zingaretti. Che dovrebbe essere identificato tra Gian Paolo Manzella e Claudio Di Berardino, Sviluppo economico e Lavoro, i due più attenti e «operativi» ripsetto al lunghissimo esame che ha preceduto il varo del testo.
Appena una virgola a favore di quanti hanno rimediato un titolo promettendo che… Non ci sono entrati nulla. C’è persino chi, Michela Califano, ha annunciato un emendamento top secret quindi inspiegabile. Giustamente. Perché, infatti, ben altro è il «prodotto». Più audace e spregiudicata la leghista (per il momento) Barbara Saltamartini, che ha chiesto l’intervento del governo: qualcuno le dovrebbe dire che è lei il governo, tra immigrazione e sovranismo non se n’è evidentemente ancora accorta. «Chiacchiere e tabacchere ‘e ligno, ‘o Banco ‘e Napule nun se ‘mpegna». Traduzione: propaganda. Sulla pelle dei lavoratori in lotta. E che sarà mai…