Marco Vincenzi: basta «commissari a mezzo servizio» per la Asl di Tivoli

Un servizio sanitario per oltre 500 mila abitanti deve avere un direttore generale a pieno titolo dichiara il presidente della commissione Bilancio della Regione (chissà se Nicola Zingaretti e Alessio D'Amato sono d'accordo)

Marco Vincenzi con Nicola Zingaretti; a sinistra, Marietta Tidei, consigliera regionale del Pd

Marco Vincenzi con Nicola Zingaretti; a sinistra, Marietta Tidei, consigliera regionale del Pd

Tommaso Verga 20 settembre 2018

di Tommaso Verga


Basta con il commissario, restituire alla Rm5 la direzione a tutto titolo. A sostegno, Marco Vincenzi elenca motivi assolutamente in tono con la riflessione. Dunque, il presidente della commissione Bilancio della Regione Lazio, dopo lunghissimo tempo, «si affaccia» sulla grande Asl a est di Roma e non gradisce quel che vede.
Al punto di richiedere con urgenza una guida. Quella che si intitola l'incarico ai nostri giorni viene qualificata a mezzo servizio (un plagio, la definizione è di chi scrive, adottata sin dal  giorno d'esordio; inoltre, nel frattempo, il part-time d'origine s'è consumato: ormai è ridotto della/alla metà).
Comunque, benvenuto Marco Vincenzi. Certi che le doglianze diventeranno patrimonio di Alessio D'Amato, assessore alla Sanità, e soprattutto, del presidente Nicola Zingaretti.
Un saluto che non annulla il sospetto del sottostante spoil system consueto seguente ogni consultazione regionale, iniziando dagli incarichi nella sanità.


Valzer di poltrone che stavolta, almeno in teoria, non è replicabile, visto che i direttori generali sono inseriti nell'albo nazionale, non più nelle caselle «coalizioni regionali». Si resta in attesa di buone nuove.


 


Revocata la convenzione con 'Gari srl'


sui beni dell'ex Santo Spirito


Enrico Michetti rinuncia al mandato


 


Tornando ai «fatti», la notizia che segue risale naturalmente a Giuseppe Quintavalle, più o meno homecoming on Civitavecchia, unica sede nella quale gli si augura di rimanere.


Intanto, a occhio e croce, la toppa è peggio del buco (omaggio al detto). Ma non ci si stupisca, siamo nel fantastico mondo della Asl Rm5 di Tivoli.
Allora: le deliberazioni sono due, entrambe del 18 settembre. Numero 772 e 790. Entrambe interessanti la «fondazione Gari» – anzi, come correttamente puntualizza Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, la “Gari srl”.
Oggetto, la convenzione con l'ente presieduto dall'avvocato Enrico Michetti – la “Gari srl” appunto –, è stata revocata (delibera 790). Avendo però provveduto – esattamente lo stesso giorno –, a confermare l'adesione della Asl alla medesima società (delibera 772). Con l'esborso di 10mila euro finiti nelle casse dell’impresa. Somma per la quale la «Gari», il 4 settembre, aveva sollecitato la Rm5 al pagamento. Il testo: «In esecuzione della Vostra deliberazione n. 000902 del 14.11.2016, la presente per sollecitarVi il pagamento relativo all'adesione alla Fondazione Gari per l'importo di € 10 000 (diconsi diecimila euro)».
Non chiarissimo. Al punto da stimolare il dubbio che il «sollecito» riguardi il periodo 14 novembre 2016-13 novembre 2017. Se fosse, la convenzione firmata il 25 gennaio 2017 tra Vitaliano De Salazar (direttore generale della Rm5) ed Enrico Michetti (presidente della «fondazione Gari»), avrebbe «tradito» addirittura lo statuto della srl. Perché la lettura del «sollecito» autorizza a immaginare che la prima quota annua sarebbe stata versata a metà settembre 2018. Ben oltre il godimento dei benefici assicurati da Michetti all'altro contraente. Fantasie (sicuramente), alle quali, interessata da Raffaele Cantone, risponderà comunque la Corte dei conti.
Che però non si esprimerà solo sui numeri – il «danno erariale» come generalmente si suppone o si crede –, ma sulla conformità dell'intera vicenda. Ad esempio, sotto esame l'affidamento dell'incarico professionale agli avvocati Michetti e Frattini (avrebbero dovuto rappresentare la Asl nel contenzioso giudiziario sui terreni dell'ex Pio istituto, al momento sarebbero almeno 140 i procedimenti in corso sull'usucapione dei terreni).
Un decreto legislativo regolamenta l'«affidamento d'un incarico professionale»: il 165 del 2001. Secondo il quale, per la selezione di un professionista la pubblica amministrazione deve passare attraverso un avviso pubblico. Procedura totalmente ignorata in questo caso. La Asl ha deciso per la «chiamata diretta». Non lo poteva fare.
Con un paio di singolari considerazioni: i magistrati si domanderanno come, con il «Motore di ricerca giuridico», oppure, in alternativa, «utilizzando il know-how dei progetti giurimetrici ad alto contenuto tecnologico già sperimentati ed operativi», due dei servizi disponibili per gli aderenti della «fondazione», nella circostanza nessuno vi abbia fatto ricorso, non siano stati messi in moto. Nemmeno evocati dalla «Gari». Che ben li conosceva.
Comunque, tema superato: gli avvocati Enrico Michetti e Fabio Frattini hanno comunicato «di voler aderire all'emanando atto di revoca della convenzione sottoscritta con Ia Asl Roma 5». Rinunce che «rendono superflua la comunicazione dell'avvio del procedimento ai sensi dell'art. 7 della L. n.241/1990».
Da ultimo, con il beneplacito dell'assessorato alle Finanze della Pisana, la «convenzione» con la «Gari». In quanto tale. Un atto che a differenza degli analoghi altri due sotto esame (Regioni Lazio e Basilicata) si fa notare per la totale mancanza di istruttoria da parte della Rm5.
Qui De Salazar ha assegnato il compito di vendere i beni del Pio istituto Santo Spirito direttamente alla «Gari», 90mila euro senza un atto pubblico, una ricerca di mercato. Nulla. Ma l'ex direttore generale ha una giustificazione: non ha sollevato obiezioni neppure l'«Osservatorio Trasparenza e Anticorruzione», altro gioiello della fondazione-srl: «Perché avrei dovuto provocare problemi io?».