Dalla Regione Lazio 14 dipendenti per la sagra degli spaghetti di Amatrice

Previsto per fine mese – due anni dopo il terremoto – ritorna l'appuntamento nella cittadina reatina. Sconosciuti le modalità di scelta, il motivo e le mansioni del personale. La protesta della Cgil Funzione pubblica

L'ultima sagra degli «spaghetti all'amatriciane» nel 2016

L'ultima sagra degli «spaghetti all'amatriciane» nel 2016

Tommaso Verga 6 agosto 2018

di Tommaso Verga


«Cosa non può mancare nella “matriciana”? parmigiano o pecorino, pancetta o guanciale, bucatini o spaghetti?». Nel dubbio, chi avesse necessità, perché mal consigliato o magari solamente curioso, può cercare lumi su Wikipedia. «Addirittura?». Interrogativo superfluo. E’ proprio così.
Il rimando conferma che se si volesse reclutare una squadra addetta alla bisogna, per non tradire piatto e ricetta ci sarebbe necessità di un corso di formazione, più di qualche giorno a studiare intingoli e tempi di bollitura: a fuoco lento? fiamma alta? (ed anche «dritte» per dirla in roman-amatriciano).
Invece niente di tutto questo nel curriculum – ma non sembra sia stato richiesto – che ha portato all’ingaggio dei 14 coadiuvanti (non cuochi ma nemmeno camerieri, addetti ai tavoli, bevandieri, nessuno sa cosa dovranno fare) destinati alla «sagra degli spaghetti all’amatriciana» nella cittadina reatina in programma a fine mese, a due anni dal terremoto. «Ripartenza» il rafforzativo prescelto dal sindaco Filippo Palombini. E non fa piacere dover raccontare una storia che in qualche modo non è in sintonia con le attese e con i propositi.
In 14 s’è detto: provenienti da un’agenzia interinale, un centro per l’impiego, da un risorto ufficio di collocamento? Nulla di ciò. Il motivo ondeggia tra il vietato e l’impraticabile poiché i componenti della squadretta godono già di un impiego sicuro, di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, di un salario fisso, tutto garantito da un datore di lavoro che gli spaghetti all’amatriciana può valutarli o meno – de gustibus – eventualmente a tavola. Mentre, nella circostanza, si rende protagonista di una vicenda che si presta a una severa lettura, che riassume tutte le caratteristiche di un «caso» con tanto di «condimento» politico.
I quattordici dunque. Dipendenti di «Laziocrea», azienda che «affianca la Regione Lazio nelle attività tecnico-amministrative, offrendo servizi di gestione ed organizzazione delle attività di interesse regionale. La società presta servizi di elaborazione, predisposizione, archiviazione e controllo dei documenti per la gestione dei piani operativi regionali e dei programmi operativi co-finanziati dall’Unione Europea». Ci si arresta qui, inutile perdere tempo e occupare spazio, «spaghetti all’amatriciana» non appare. Da nessuna parte, non solo nell’illustrazione della mission.
Meglio allora seguire quanto scrive questa mattina Valeria Giunta, per la Cgil Funzione pubblica, nella nota indirizzata ad Andrea Umena, presidente di Laziocrea, successore di quell’Albino Ruberti divenuto capo di gabinetto della presidenza della Regione Lazio, ma a quanto pare non esattamente distaccato dall’antica memoria gestionale.
Il sindacato inizia con il criticare le modalità di scelta dei soggetti. Che non sono passati attraverso la griglia della individuale «manifestazione di interesse» come «avvenuto per altre situazioni similari» ma scelti per «chiamata nominativa». A parte ogni giudizio sulla singolarità del fatto, come risulta chiaro si è in presenza di una procedura familistica, al «chi sceglie chi» in base a motivazioni del tutto individuali. Vengono quindi i quattrini, 500 euro una tantum a prescindere dal lavoro supplementare festivo e straordinario.
A meno che non si sia interpretato male l'accaduto, non si sia dato al fatto un indirizzo sbagliato. E’ l’«amatriciana» che necessita di formazione. Previdenti, a Laziocrea hanno pensato che con il terremoto sia andato perduto anche il suo straordinario sapore. Impossibile che un'azienda pubblica si comporti come un padroncino padan-salernitano.