A Roma 145 milioni per il Ponte dei congressi. Ma servirebbe il «Traiano» (e uno studio sul traffico)

Destinazione (impropria) lo stadio. La sindaca Virginia Raggi si ricovera nel pronto soccorso del governo, da Salvini a Di Maio, per solleticare la pancia di elettori e tifosi. Tra un anno le «europee» e i sondaggi non premiano

Il Ponte dei congressi

Il Ponte dei congressi

Tommaso Verga 2 agosto 2018

di Tommaso Verga


Il governo Conte – come aveva promesso il vicepremier Luigi Di Maio – corre in soccorso della sindaca Virginia Raggi, il ministro Giovanni Tria elargisce 145 milioni per il Ponte dei congressi. Fondi nazionali per un'opera definita di «interesse strategico» (i 145 milioni provengono dal Cipe, più esattamente dallo «sbloccaItalia» berlusconiano). «Fisicamente», con lo stadio della Roma entra marginalmente poiché, a compimento, si tratterà d’una rampa di uscita sulla via del Mare in direzione Ostia/stadio e d’un’altra sulla via Ostiense in direzione Roma. Un fatto straordinario per i grillo-capitolini il cui giubilo oscilla tra la fake news e la propaganda intestata all'«ora provvedo io» dei Numi in carica.
Con i 145 milioni entrati nella manovra finanziaria che va sotto il nome di assestamento di bilancio, ieri varata dal Campidoglio, il Ponte dei congressi si potrà costruire. Ma anche no. Perché, in realtà, tutto è ancora in stand by. Stop non causato dallo stato di impedimento di Luca Parnasi, né dei suoi 4 collaboratori stretti, né di quelli apparentemente «distanti», tipo l’avvocato Lanzalone. E neanche da Paolo Ielo, dalla Procura di Roma, dalla pm Barbara Zuin.
Il problema è che – aldilà delle definizioni e dei finanziamenti –, mancando documenti essenziali e determinanti, nessun approfondimento sulle funzioni che sarà chiamato a svolgere il Ponte dei congressi. Perché il Campidoglio non ha provveduto allo studio dei flussi di traffico, per valutare come affrontare gli effetti sul sistema-viario per l’intero quadrante a nord della Capitale. E non soltanto per l’ancora sub judice stadio della Roma.
Un «vuoto» che porta con sé un secondo potenziale problema, questo sì decisamente centrale nella storia infinita: se il Ponte dei congressi non dovesse risultare corrispondente alla direzione della domanda, l’insufficienza dell’infrastruttura riaprirebbe inevitabilmente il confronto sul Ponte di Traiano, quello pienamente razionale, ma scomparso dalle carte perché scambiato con il taglio delle cubature intestato alla sindaca contro il progetto Marino. Quantità di calcestruzzo poi ripristinate. Però in orizzontale anziché verso l’alto.
Soltanto ora, a quanto trapela (il Campidoglio non nega), lo studio potrebbe vedere la luce. Vedremo le conclusioni affidate al Politecnico di Torino. Quando? è davvero un punto di domanda. Perché tempi, modi, costi… tutto è ancora in alto mare. Prima d’ogni altra cosa, la «scaletta» dei punti interrogativi da sottoporre agli studiosi. Non c’è il «modello teorico». Insomma, tutti insieme, i difetti addirittura impediscono la firma del contratto.


Può servire? Non si può? Perché uno studio comunque esiste. Riposto nel fascicolo depositato a piazzale Clodio e risalente proprio a Luca Parnasi (che, in una intercettazione, diceva di non parlarne per non rallentare la procedura con il Comune). Non è detto che da quello non si possa iniziare, magari chiedendo al Politecnico di completare sezioni decisamente carenti.
In conclusione, si può annotare che il ritardo accumulato non è dovuto alla malasorte né meno che mai può essere addebitato all’inchiesta giudiziaria. Le colpe sono tutte della sindaca – si pensi soltanto al girotondo degli assessori, dell’Urbanistica in specie – e della sua divisa verticalmente maggioranza.
Così il governo è giunto in soccorso. Pronto. Che non si traduce in una cura redentrice, si conoscono le condizioni della sanità. In precedenza Matteo Salvini, il ministro della paura, poi Luigi Di Maio, il sottomesso fedele alleato di governo. In mezzo, i rom buttati in mezzo alla strada, «law&order» a solleticare la pancia degli elettori. Quelli che «peccato la pallottola l’abbia solo ferita». Con il supporto dello stadio, a render lieti i tifosi.


Tra meno di un anno tutti chiamati alle urne per le Europee con previsioni che a Roma non rallegrano Lega e Cinque Stelle. Ancor più in difficoltà quando si parla di Regione. Per cui, una quantità di clientelismo di massa non disturba. Niente di nuovo, il meccanismo rievoca altri tempi. Nei quali però si evitava di abusare di «dignità» e di «cambiamento».