Alla Raggi servono discariche (e sceglie il Tecnopolo Tiburtino)

Individuati cinque siti a Roma. Ultimo la “terra dei fuochi” in via di Salone. Riunione inutile della commissione Ecomafie: la sindaca non apre bocca. Dai 5stelle il refrain: siamo per la raccolta differenziata, contro le discariche

Il plastico dell'«Hyper Cloud Data Center» di Aruba nel Tecnopolo Tiburtino di Roma

Il plastico dell'«Hyper Cloud Data Center» di Aruba nel Tecnopolo Tiburtino di Roma

Tommaso Verga 12 giugno 2019
di Tommaso Verga
Stefano Vignaroli, grillino, è il presidente della commissione Ecomafie. Ha detto: «siamo per la raccolta differenziata, contro le discariche». Forse la pensa all'opposto la sindaca di Roma, visto che ha tirato dritto rilasciando una dichiarazione da cenotafio: «Il sistema degli impianti di smaltimento rifiuti è fragile, la città è complessa». Poi, mentre aspettavi l'aggiunta, il disvelamento, l'unveiling del pensiero, l'altro ha puntualizzato che Virginia Raggi la mappa delle «aree bianche» l'ha inviata in Regione Lazio che adesso può definire dove allocare gli impianti per il trattamento dei rifiuti. Chissa se voleva sottintendere che il documento è stato approvato dal Consiglio della Città metropolitana, che l'aveva respinto, in testa i grillini. Contro la sindaca. Grillina. Come Vignaroli.
Messa così, si direbbe una riunione di partito a 5stelle. Era invece appuntamento ufficiale di «Ecomafie». Audizione della Raggi. Argomento? Non pervenuto. Lei ha osservato muta riferiscono le cronache. S'è passata la giornata a parlare di raccolta differenziata? Tema di totale pertinenza dell'antimafia ecologica? Oppure nel Comune di Roma è stato individuato chi rema a favore delle discariche? l'ecomafioso da abbattere (sintesi mutuata da «Teorie sul nemico» del socio Matteo Salvini)? Nel programma era previsto anche l'incontro con Nicola Zingaretti, presidente della giunta regionale del Lazio, rinviato per il prolungarsi di quello con la sindaca.
Rientrando in Campidoglio, affissa in bacheca la determinazione sulla nomina di un trio: Luisa Melara, Paolo Longoni, Massimo Ranieri. Che non c'entra niente con l'interprete di Vent'anni (affinché il problema-immondizia a Roma trovi una qual che sia soluzione) né con l'alternativa Erba di casa mia, il cd illustrato dalle buste di plastica rigonfie depositate fuori del portone, immobili lì da mesi. L'uno o l'altro? Nessuno dei due. Perché quel che accade in continuazione per effetto delle determinazioni, delle dichiarazioni, delle scelte e delle politiche di Campidoglio e dintorni (a due passi la sede della Città metropolitana di Roma) può essere compreso solo in Barnum, il circo di Virginia Raggi (controindicazione nel caso l'opposizione intonasse Se bruciasse la città? – a Roma poi – una dichiarazione di guerra: Roberto Fico allora? -; il Pd allora? è passato di moda, consultare il Blog delle stelle).
Il Massimo Ranieri geologo, del quale si tratta qui ha detto (tre giorni fa): «Io sono per la differenziata spinta, quindi sono ideologicamente contrario a inceneritori e discariche. Ma nell’immediato un problema c’è: se Roma ha il 44% di raccolta differenziata, significa che il residuo indifferenziato va trattato e ci servono impianti Tmb e discariche di servizio. Alternativa non c’è». Parlava al Corsera, in qualità di consigliere d'amministrazione di «Ama spa», appena nominato da Virginia Raggi.
Insieme con la presidente-avvocata Luisa Melara, esperta in Diritto societario, e Paolo Longoni, il commercialista amministratore delegato. Il terzetto guiderà l'azienda romana dei rifiuti per i prossimi tre esercizi (benché al momento non si conosca se la revoca d'autorità della sindaca di Lorenzo Bagnacani – il predecessore presidente – causata dal fatto che la giunta «ha "preso atto" dei disservizi e del mancato raggiungimento da parte della governance degli obiettivi prefissati» ha dato luogo a ricorsi).
Un saliscendi da luna park quello delle cave per i rifiuti romane. Sin dalla nascita, la giunta Raggi ha sventolato i vessilli «no discariche» e «raccolta differenziata». Con assessori morti e feriti mentre la sindaca intanto trasferiva agli inceneritori e agli impianti fuori regione e all'estero la monnezza romana. Un bluff gli slogan. Dietro i quali s'è consolidato fino a diventare maggioranza nei 5stelle il gruppo pro-discariche e impianti.
Ora se ne prende atto. E si tenta – dopo due anni e oltre di parole al vento nauseabondo – di provvedere. Discariche: ne erano state mappate sette a inizio anno, scese a quattro, adesso risalite a cinque. Ci si trasferisce da un municipio all'altro, mentre Vignaroli-“siamo-contro-le-discariche”, presidente della Ecomafie, tratta il tema come una chiacchierata interna al suo partito – esempio, la sostituzione della Raggi appunto –. Si vedrà se la «terra dei fuochi» di via di Salone potrà ospitare l'immondizia. Nei pressi del Tecnopolo Tiburtino, zona che dovrebbe essere decisamente «tutelata» in quanto un'eccellenza romana. Già noti gli altri siti: via di Tor Bella Monaca; via delle Testuggini (Trigoria); viale Ave Ninchi (Talenti); Saxa Rubra (non precisato). Poi la provincia.