Carlo Toto chiude il traforo del Gran Sasso; martedì la società al ministero

Da domenica 19 maggio l'Autostrada dei parchi «tagliata» di 10 chilometri a tempo indeterminato. Indagine della procura di Teramo sulla contaminazione della falda idrica. «Il governo sapeva da aprile ma non ha obiettato nulla»

Il traforo del Gran Sasso sull'Autostrada dei Parchi

Il traforo del Gran Sasso sull'Autostrada dei Parchi

Tommaso Verga 12 maggio 2019
di Tommaso Verga
Alla chiusura del Gran Sasso decisa da «Strada dei parchi spa» per domenica prossima, alla mezzanotte del 19 maggio, la controffensiva del Mit, il ministero dei Trasporti: «La chiusura sarebbe "interruzione di pubblico servizio" da parte della società, che potrebbe portare alla revoca immediata della concessione» ha detto il sottosegretario grillino Gianluca Vacca. A seguire, la convocazione di un incontro per martedì.
«Domani siamo al Mit ma all'ordine del giorno non c'è il Gran Sasso, comunque immagino che se ne parlerà» ha esordito oggi il vicepresidente di «Strada dei parchi spa» Mauro Fabris ai microfoni del Giornale Radio 1 Rai, di cui la testata ha diffuso il testo.
La concessionaria A24/A25 ha ribadito la tesi d'inizio: «impedire la reiterazione del reato» aveva subito replicato Carlo Toto. «Il ministero sapeva da aprile della chiusura – ha detto Mauro Fabris –; dopo 5 giorni rispose “senza obiezione”. Strada dei Parchi non ha competenza, il governo ci ha detto di stare fermi nel senso di non prendere alcun intervento. Noi abbiamo scritto: “guardate che dobbiamo chiudere”, il Governo non ci ha detto nulla in contrario. Sarebbe singolare se ora ci revocasse la concessione».
«Strada dei parchi» «non può quindi proporre nessuna soluzione alternativa al traforo perché siamo stati interdetti a compiere qualsiasi azione e al tempo stesso siamo stati rinviati a giudizio – ha proseguito Fabris nell'intervista al GrRai –. Non si può chiedere ad una società di rischiare ulteriormente dal punto di vista penale laddove chi ne è titolare, cioè lo Stato, non interviene. La procura di Teramo – ha puntualizzato - ha rinviato a giudizio i vertici di Strada dei parchi, dei laboratori del Gran Sasso e dell'acquedotto Ruzzo. Questo per un incidente avvenuto nel 2017. Strada dei parchi non ha il potere di intervenire nella situazione che c’è e che richiederebbe l'impermeabilizzazione della galleria con una spesa che si aggira intorno ai 170 milioni di euro. Il ministero delle Infrastrutture ci ha risposto che noi non dobbiamo intervenire, quindi il governo ha detto che Strada dei parchi non ha competenza. Unico provvedimento possibile – la conclusione di Fabris – è chiudere la galleria per evitare nuove accuse».
Così, dopo settimane di trattative, incontri e variazioni di programma stop&go con tutte le autorità immaginabili e possibili, il punto fermo di Carlo Toto. Tra una settimana dunque, chiuderà il traforo del Gran Sasso.
IL PROBLEMA DEGLI SCARTI NUCLEARI. Decisione causata dall'inquinamento dovuto agli scarti nucleari prodotti dall'Infn (l'Istituto nazionale di fisica nucleare). Effetto racchiuso negli avvisi di garanzia spiccati dalla procura di Teramo e destinati alla concessionaria «Strada dei parchi»; alla «Ruzzo spa» – la società che cura il ciclo delle acque –; e, naturalmente, all'Infn (i cui dirigenti avrebbero ammesso che gli esperimenti svolti dai laboratori «potrebbero contaminare o aver contaminato le acque» della falda sotterranea).
La questione è decisamente complessa per molteplici ragioni. Sovrastate tutte dal fatto che occorre ripristinare urgentemente le condizioni d'origine del comprensorio montano. Per evitare che «contaminazione» possa tradursi in «rischio-utenze» per circa 700mila abruzzesi. L'immaginazione non aiuta a rappresentare cosa potrebbe voler dire un provvedimento dell'autorità giudiziaria che in difesa della salute pubblica decidesse la chiusura dei rubinetti domestici.
La «minaccia» virtuale porta a considerare che comunque occorre trovare una via d'uscita. Che però non appare nella consapevolezza comune. Perché la reazione immediata all'annuncio di ieri è risultata la consueta divisione «buoni-cattivi». Una demarcazione che aveva senso nei motivi informatori della «vertenza» dell'autunno-inverno d'un anno fa – stabilità dei viadotti delle autostrade, aumento dei pedaggi – che, allo stato, non serve, e più che risolvere il problema assume le caratteristiche dello slogan, coniato a seguito di giudizi e sentenze pronunciati sulle pagine degli abituali «manettari».
Per la cronaca, la chiusura dei due forni del Gran Sasso, «taglia» il tracciato A24/A25, reindirizzando la circolazione sulla viabilità ordinaria assicurata dalla Statale 80 nel tratto fra Assergi e Colledara-San Gabriele, attraverso il Passo delle Capannelle. In concreto, 45 chilometri in luogo dei 10 attuali, «recuperando» il percorso di montagna precedente la nascita delle autostrade.
LE «RICADUTE» SULLA STAGIONE TURISTICA. Una nota oltremodo preoccupata è stata diramata da Riccardo Padovano, presidente dei balneari della Sib Confcommercio Abruzzo. Si tratta dell'allarme dell'intera categoria a pochi giorni dall'avvio della stagione estiva: «Quando in una Regione, in un Paese, in un Comune o cosa ancora più grave, si prendono delle decisioni senza riflettere, e senza comunque un minimo di programmazione, consultando le categorie interessate, si rischia di aprire una crisi economica in un territorio, non indifferente. Mi riferisco ovviamente alla chiusura del Traforo per lavori che, di fatto, dopo trent'anni, spaccherebbe in due la Regione, impedendo a chi dalla capitale vuole arrivare sulla costa abruzzese di farlo.
«Non si riesce a capire come sia potuto accadere di prendere una simile decisioni proprio all'inizio della stagione estiva in Abruzzo. Non è una protesta di parte del comparto balneare, perché – spiega ancora Padovano – il danno riguarda l'intero movimento turistico che ricade nel Teramano e di tutte le attività produttive che si trovano lungo la dorsale aquilana e teramana, senza distinzioni, e anche delle basse Marche. La chiusura del Traforo creerà danni anche al turismo religioso e in particolare per il Santuario di San Gabriele.
«Per questo mi auguro – ha concluso il presidente della Sib – che presidente della giunta, sottosegretari e parlamentari abruzzesi si siedano attorno ad un tavolo, per trovare soluzioni e fare fronte comune contro una chiusura che metterebbe in ginocchio l'80% delle attività turistiche della provincia di Teramo».