Virginia Raggi ai sindaci dei "paesi": alle Europee non prenderete un voto

La sindaca ribadisce: fuori della capitale le aree necessarie al trattamento dell'immondizia capitolina. Anche per il ministro Costa Roma ha bisogno di (almeno) una discarica. Evitato il voto del Consiglio della Città metropolitana

La manifestazione dei sindaci della provincia fuori dell'aula Giulio Cesare

La manifestazione dei sindaci della provincia fuori dell'aula Giulio Cesare

Tommaso Verga 17 gennaio 2019
di Tommaso Verga
Virginia Raggi non vuole discariche per i rifiuti. Nemmeno se sulla necessità conviene anche Sergio Costa, ministro grillino dell'Ambiente. Nemmeno se la Città metropolitana di Roma, della quale è sindaca, ossia i «suoi» tecnici (tenendola all'oscuro si direbbe), dicono che non c'è alternativa: almeno una discarica serve. Almeno.
Fatto sta che le quattro province del Lazio e la Città metropolitana in quanto obbligate a indicare le localizzazioni a loro parere idonee hanno assolto l'incombenza, seppure quasi due anni in attesa di Roma.
Così, la «mappa» per i siti di trattamento dei rifiuti dell'hinterland capitolino è apparsa. Appena appena diversa della «madre» datata maggio 2017, «ritoccata» dopo le osservazioni dei Comuni. L'8 gennaio da Palazzo Valentini (la sede della ex Provincia ora Città metropolitana di Roma) è stata inviata alla Regione e al ministro per l'Ambiente Sergio Costa. Stabilita la congiunzione, adesso la Pisana può deliberare il piano regionale dei rifiuti. Zingaretti e l'assessore Valeriani parlano di fine mese. 
Ecco la «mappa»: quattro in città e tre «fuori porta» le aree considerate «idonee per gli impianti di smaltimento dei rifiuti»; una zona del distretto Tiburtino (IV municipio) al confine con Guidonia (benché si direbbe dalle parti di Corcolle); poi tra il X (Ostia) e il IX municipio (Laurentino); tra l’XI municipio e Fiumicino. Infine, Cerveteri, Riano e Ladispoli.
Chiuso l'antefatto. Che non descrive come si è giunti alla conclusione (ancora parziale). Perché la «mappa» non è stata mai portata al voto del Consiglio delle Città metropolitana. Per evitarne la «bocciatura». Perché uno per uno, i consiglieri della maggioranza grillina avrebbero respinto l'indicazione degli uffici, visto che su impianti e discariche negli anni di opposizione ai governi locali si è giocata la battaglia «simil no-tap». Presentarsi nei luoghi di elezione per dire che «sai com'è, quando devi governare... è diverso che opporsi...». Quindi meglio sottrarre il tema alle decisioni della politica e trasformarlo in «una scelta meramente tecnica, degli Uffici tecnici metropolitani in accordo con la parte politica».
Pronunciamento che Virginia Raggi può tranquillamente ignorare. Tanto nella Città metropolitana di Roma lei non c'è ma nemmeno il prosindaco. Da Natale 2017 i grillini litigano e i residenti pagano le decime. Tra il disinteresse e l'ignoranza. Fuori, accomuna l'impressione di giudicare un ente ormai inutile. E la vicenda rifiuti sta a dimostrarlo aldilà d'ogni divisione di parte.
C'è un particolare che ha messo in mostra il nervosismo di Virginia Raggi sulla piega presa dagli avvenimenti (la Regione Lazio, aldilà delle chiacchiere, dovrà destinare gli impianti e la/le discarica/che tra le sette aree individuate dalla Città metropolitana). Nell'aula Giulio Cesare, nel corso del consiglio straordinario sui rifiuti, la sindaca ha accolto, da «padrona di casa», la dozzina di sindaci della provincia (Cerveteri, Tolfa, Ladispoli, Castelnuovo di Porto, Torrita Tiberina, Filacciano, Tivoli, Fiumicino, Sacrofano, Morlupo, Riano e Fiano), ricorrendo a linguaggio e contenuti adatti a un dialogo tra ultrà: «Roma non vuole la discarica – ha esordito –. Questo lo dico a beneficio dei sindaci della Città metropolitana che vedo in aula e saluto. Nel territorio della Città metropolitana non vogliamo un’altra discarica. E invito i sindaci che hanno inviato delle lettere al ministro dell’Ambiente e alla Regione di spiegare la verità. Questa mistificazione sulle aree bianche non vi farà prendere nuovi voti alle europee, e se avrete coraggio in Città metropolitana approveremo insieme un atto per cambiare». Al tono decisamente sgarbato mancava soltanto aggiungesse «ma vi pare che la sindaca di Roma si mette a discutere con quelli dei "paesi"? Che vi passa per la testa?».
Senonché, i primi cittadini hanno replicato. Con un centinaio le firme sotto una lettera: «L'avremmo voluta consegnare in Città metropolitana ma lì Virginia Raggi non c’è mai», dice Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri.
In evidenza un «doppio» problema. «Dalla mappa trasmessa dalla Città metropolitana alla Regione e al ministero vediamo individuati come idonei alla gestione dei rifiuti della capitale territori che sono al di fuori dei confini di Roma – si legge –, molti hanno vincoli diretti, imposti per decreto dal ministero dei Beni Culturali, in quanto aree di interesse archeologico particolarmente importante». Siccome di una discarica Roma ha necessità non è nemmeno pensabile di realizzarla su aree vincolate. «Sono anni che i territori che governiamo – si prosegue – subiscono le cattive politiche di gestione dei rifiuti di Roma ed è inaccettabile pensare di individuare la discarica della capitale al di fuori della stessa.
I nostri cittadini collaborano ogni giorno per differenziare correttamente i loro rifiuti e in molti dei nostri territori il porta a porta è una realtà consolidata che raggiunge percentuali rilevanti».
La provincia non vuole trattare i rifiuti di Roma. Virginia Raggi non vuole discariche per i rifiuti. Probabilmente le sono sufficienti piazze e marciapiedi della capitale.