La ministra Grillo difende la Raggi e attacca Nicola Zingaretti. Difeso da Di Maio

Confusione totale dei 5stelle sulla monnezza a Roma. Dopo il contrasto con la sindaca, oggi è il contrario. Il «capo politico»: «So che Regione, Comune e ministero dell’Ambiente stanno collaborando per trovare una soluzione»

La sindaca Virginia Raggi

La sindaca Virginia Raggi

Tommaso Verga 6 gennaio 2019
di Tommaso Verga
Un comunicato semplicemente fantastico! Inusuale, ma che va propinato integralmente (si perdoni l'assenza dei generalmente 3 punti esclamativi esclusiva dei fumetti... peccato!!!). Si inizia con l'apertura dei caporali, a certificare l'autenticità del pensiero e delle parole: «Virginia Raggi sta facendo un lavoro incredibile a Roma, in una Regione che da anni gestisce le politiche sui rifiuti in modo miope e completamente insufficiente. La Regione Lazio si prenda la responsabilità di questo disastro, i cittadini di Roma non possono essere ingannati con una campagna di denigrazione continua nei confronti del loro primo cittadino che non serve a nessuno». Nessun commento, salvo il fatto che le prime cinque righe del comunicato sono sufficienti a capire che chi l'ha scritto è di altrove e nemmeno sa dove sta la Roma del «lavoro incredibile». Ironia esclusa.
LA SITUAZIONE DISASTROSA EREDITATA DAL PASSATO. Comunque, la firma è della ministra della Salute Giulia Grillo, la quale, quando afferma che «la raccolta dei rifiuti spetta al Comune (affermazione riportata nelle cronache di ieri, ndr) intende dire che «il ministro sa bene quanto impegno è profuso ogni giorno per sistemare una situazione disastrosa ereditata dal passato (che per Virginia Raggi non passa mai a quanto sembra, ndr). Ma che come governo siamo al fianco della sindaca, per vigilare dove ci siano segnalazioni e situazioni critiche».
«Dopo l'incendio del Tmb Salario, su cui indaga la Procura, la situazione romana della raccolta dell'immondizia è diventata ancora più critica, segno che l'intera gestione regionale dei rifiuti continua a essere fallimentare – prosegue la ministra –. Io personalmente come ministro della Salute e tutto il governo siamo al fianco di Virginia Raggi e la sua giunta per sostenerla con forza, ribadendo il sostegno per un lavoro enorme, portato avanti a testa alta dalla sindaca Raggi, nonostante i continui e strumentali attacchi. Si continua a guardare il dito e non la luna. Virginia vai avanti, siamo con te!».
SALVINI, RIPETUTAMENTE, CONTRO VIRGINIA RAGGI.
Se si volesse proseguire la polemica un tanto al chilo (non per prendervi parte ma per le contraddizioni che mette in mostra), leggere «tutto il governo a fianco di Virginia Raggi e della giunta» fa pensare senza alcun piacere a Matteo Salvini, che negli ultimi due mesi ha invitato la sindaca ad andarsene. Ripetutamente.
Alla pari adesso del gruppo dirigente del movimento 5stelle. Che altrimenti non avrebbe preteso un comunicato così sghimbescio rispetto alle persone e al tema da un ministro del governo gialloverde. Un «siamo con te» che potrebbe anche voler dire «sarebbe meglio se facessi le valigie».
Tutto ha inizio con l'ultimatum al Campidoglio dell’Associazione nazionale presidi: o il Comune porta via i sacchetti d'immondizia che si sono accumulati davanti agli ingressi di elementari e asili, oppure domani, alla ripresa delle lezioni, le classi rimarranno chiuse.
La cronaca de il Messaggero, ieri: «Per Roma è un momento critico», ammette la titolare della Salute, Giulia Grillo, che tiene a precisare come a risolvere la situazione, subito, debba essere la sindaca. È affar suo, perché «la gestione dei rifiuti è di competenza comunale – rimarca la ministra – e spero che Virginia Raggi riesca a superare presto e bene questa fase critica».
ANCHE DI MAIO SUL «MESSAGGERO». Stesso giornale, sempre ieri, Luigi Di Maio. Il quale, «impensierito dal precipitare della situazione romana», ha parlato di una «città in ginocchio», pur dando la colpa «all’incendio di uno degli impianti fondamentali», il Tmb del Salario, incenerito quasi un mese fa in circostanze poco chiare. «Daremo il massimo supporto, ma so che Regione, Comune e ministero dell’Ambiente stanno collaborando per trovare una soluzione temporanea», ha detto il vicepremier.
Per come risulta e sono disposte le cose, è Di Maio che tira in ballo Nicola Zingaretti (la Regione Lazio) ed anche il ministro all'Ambiente Sergio Costa (il governo). Però non in termini bellicosi. Diversamente dalla Grillo (oggi, visto che ieri non ne ha parlato affatto). La quale, con il presidente della giunta laziale ha un conto aperto sul fronte del suo ministero – seppure in forme riservate agli addetti ai lavori – tanto da far capire che in ballo a tutti gli effetti sia ostacolare l'uscita del Lazio dalla gestione commissariale della sanità più che la monnezza della capitale. Così, non potendo prendere direttamente di petto il governatore, si è circumnavigato il suo incarico. Anche perché la Grillo è sotto pressione, continuamente, dal paio di no-vax del gruppo 5stelle della Pisana, «scatenati» contro Zingaretti.
Ma ammettiamo per un momento che la partita si stia giocando come la Grillo sostiene, entriamo nei cassonetti della monnezza capitolina: perché si è giunti a questo punto? Allora Di Maio non ha capito niente? Perché Zingaretti non delibera il piano regionale dei rifiuti, suo indiscutibile compito?
Intanto, il «cappello», perché di mezzo c'è la «politica», quella del «cambiamento» che i grillini invocano sul conto degli altri ma che a Roma e nel Lazio si guardano bene dal praticare.
DISCARICHE A ROMA? NON SE NE PARLA, SOLO IN PROVINCIA. Qualcuno dovrebbe dire alla ministra che il piano regionale, per la parte della provincia di Roma, è in attesa della «mappa» relativa alla dislocazione degli impianti. Documento che deve approvare la Città metropolitana presieduta da Virginia Raggi (potrebbe anche essere stato deliberato ma da quell'ente inutile non proviene nulla anche grazie al fatto che le divisioni interne al movimento 5stelle impediscono da natale 2007 – ossia da oltre un anno – che Virginia Raggi nomini il suo vice come previsto dalla legge Del Rio).
Una «trasparenza» che consente alla sindaca di evitare la pubblicazione delle 11 pagine della determinazione dirigenziale n. 1012 del 19 marzo 2018, corredate da cartografia perché significherebbe prendere atto che due cave dismesse – una a Roma nord, nei pressi di Settebagni, una a sud, lungo l'Ardeatina – sono idonee per i rifiuti della capitale.
Chissà se la ministra è informata del fatto che i suoi rappresentanti cittadini, a cominciare proprio da Virginia Raggi seguita da Daniele Diaco, il grillino presidente della commissione Ambiente capitolina, sono alla ricerca di siti fuori le mura in grado di trasformarsi in discariche per conto dell'Urbe. Una sorta di «grande fratello» individuato a Civitavecchia, a Fiumicino, a Monterotondo (a Colleferro è andata buca). Perché Roma, parole della sindaca, «non può ospitare discariche all'interno del perimetro urbano». Si tenesse la monnezza allora. In attesa del comunicato parallelo di Luigi Di Maio.