Raggi: la monnezza vada in provincia Il ministro Costa: votate la delibera

Il decreto di agosto mette fine al «gioco del cerino» tra Città metropolitana e Regione Lazio: varata una «cabina di regia». La conferma: dev'essere Virginia Raggi a indicare i siti sui quali la Pisana dovrà insediare impianti e discariche

Non più in attività la discarica di Manlio Cerroni all'Inviolata di Guidonia Montecelio

Non più in attività la discarica di Manlio Cerroni all'Inviolata di Guidonia Montecelio

Tommaso Verga 8 ottobre 2018

di Tommaso Verga
Per chi preferisce, si può ricorrere alla versione «pantomima». Titolo, «Il gioco del cerino». Trama: il sottilissimo filo che divide due contendenti, entrambi attenti all'unico vero obiettivo: il consenso elettorale. Il cui «zerovirgola» – qui determinante, mica siamo a Bruxelles – sarà modificato dalle popolazioni che vivono nelle zone individuate.
Offerta la chiave di lettura, la commedia ruota attorno a un bluff. Plurimo. Un gruppo, chiamato «i grillini», si dichiara ostile a qualsiasi nuovo invaso per la raccolta dei rifiuti – seppure obbligati ad individuarne la collocazione comunque; lo prevede il copione –; mentre l'altro, «gli zingaretti», trascorre il tempo sulla riva del fiume in attesa di assistere al passaggio dei siti agevolati dalla loro decisione.
Paradossalmente, gioca a favore della prima formazione il fallito governo del ciclo dei rifiuti. Che obbliga al soccorso se non si vuole che le montagne scalate da piccioni, topi, cinghiali e quant'altro, assomiglino sempre più a sculture abbandonate sulle strade. Altro ausilio a provvedere al più presto viene dalle proteste dei residenti.
Un concerto che aiuta governanti ormai dichiaratamente incapaci a trovare soluzioni. Tutte fallite quelle adottate in precedenza. Compresa l'esportazione all'estero (un «made in Italy» non conteggiato nei bilanci), visto che non si è nemmeno riusciti a far partire i treni per mesi fermi in stazione. Stop deciso anche da parte delle altre Regioni. Il tal-quale non lo vuole più nessuno.
VIRGINIA RAGGI SCONFESSATA DAL MINISTERO. Rivisitata, la sceneggiatura ha portato la cosiddetta politica di nuovo sulle scene in questi giorni. Non ci si aspettava l'effetto-boomerang causato da un adagio: «chi è causa del suo mal...». Meglio spiegato dal debutto del «segretariato generale della Città metropolitana di Roma». Che ha chiesto al ministero per l'Ambiente di sciogliere il gorgo delle competenze: chi deve decidere sulle installazioni? E (sottovoce) sulle discariche in particolare?
Risposta: la Città metropolitana deve segnalare le aree idonee a collocare i nuovi impianti per rifiuti (discariche, inceneritori, centri di trattamento), dopodiché la Regione autorizza sulla base dell'indicazione ricevuta.  Con una aggiunta: la procedura va sottoposta al voto del Consiglio – è la sottolineatura del ministero –, non basta la delibera di giunta. Una novità decisamente antiquata: mo' che è sta' roba?
Infatti, i grillini di Palazzo Valentini (o del Torrino... vai a sapere) non apprezzano. Perché, sotto il controllo dei loro supporter, si dovranno pubblicamente dichiarare a favore della «mappa» di maggio 2017 pubblicata dalla Città metropolitana (ovvero da loro stessi ma celati dallo schermo degli «uffici») sulle cosiddette «aree bianche», «mappa» rimasta inalterata nonostante le osservazioni dei sindaci dopo la prima stesura.


IL VOTO A FAVORE SULLA «MAPPA» DEL 2017. Meglio far ripartire la cagnara. Così, ammaestrati dall'insegnamento dei loro leader, Salvini (e, in sequenza, Di Maio, Conte... vai a sapere), riaprono le ostilità: «Se verrà confermata la posizione del ministero dell'Ambiente – dice al Messaggero Matteo Manunta, il delegato all'Ambiente della Città metropolitana –, noi porteremo quest'atto in aula. Mi sono già mosso in tal senso, ma faremo in ogni caso dei passaggi ulteriori con il ministero».


Ma la risposta l'avete già avuta... afferma il contrario... Non si tratta d'una inaspettata novità, da sempre conoscete il dettato in materia: «Non compete a Città metropolitana l'individuazione della discarica ma alla Regione Lazio» la nona sinfonia.
Uno stridio che autorizza le peggiori impressioni. «Se verrà confermata?», «non spetta a Città metropolitana?», «faremo in ogni caso dei passaggi ulteriori con il ministero?»: forte la sensazione che nel convento si fosse convinti che la sintonia partitica potesse spendersi pour la cause con un generale dei carabinieri. Sergio Costa appunto.
Il quale, sfogliata la sceneggiatura, dev'essersi convinto che tra i grillini e gli zingaretti non si sarebbe mai arrivati a un accordo. Decidendo così di prendere in mano il dossier, proponendosi in prima persona alla guida della «cabina di regia» la cui formazione è prevista dal decreto dell'8 agosto: «Pur non avendo competenza, ho chiesto ed ottenuto che la Regione Lazio, la Città metropolitana e il Comune di Roma siano in una cabina di regia presso il mio ministero, alla presenza del prefetto di Roma per evitare l'emergenza ambientale», ha detto a Radio Capital.
WALTER GANAPINI CONSULENTE DI AMA. Obiettivo, superare l'impasse pluriennale sugli impianti. Già all'opera un pool di tecnici impegnati nella consegna di un disegno compiuto entro il 30 novembre. Si ignora se la movimentazione impressa dalla decisione di Costa abbia movimentato l'insieme. Diciamo che sì. Perché si registra la novità della consulenza richiesta da Ama (la municipalizzata capitolina) a Walter Ganapini, fondatore di Legambiente, attualmente direttore generale di «Arpa Umbria» (è stato al vertice dell'azienda romana ai tempi del sindaco Veltroni), e, last but not least, l'incontro tra Virginia Raggi, la sindaca, e il ministro dell'Ambiente: mercoledì.
Tre segnali positivi. Che però non consigliano una dormita. Per dire, la Raggi al rendez-vous, potrebbe recare seco questioni surrettiziamente infilate in grado di mandare a monte ogni proposito di convivenza e la stessa «cabina di regia». Inutile girarci intorno: il problema si pone visto che le intenzioni dei grillini non sono cambiate, le aree adatte a ospitare i nuovi siti sono collocate fuori Roma.
Lo ha ribadito la Città metropolitana nella riedizione della «mappa». Sono sempre una trentina le cave dismesse dai Castelli romani a Civitavecchia a Castelnuovo di Porto a Guidonia Montecelio. Soltanto due nella capitale: a Settebagni, tra Salaria e autostrada; e nei pressi dell'Ardeatina, oltre il raccordo anulare. Delle quali non si parla, «trascuratezza» che conferma il convincimento: i grillini del Campidoglio e di Palazzo Valentini quando dicono di essere contro le discariche intendono «nella città di Roma». I cui rifiuti «si possono smaltire in provincia». E' quanto si sta profilando nei comuni a nord. Fiumicino, Cerveteri, Allumiere, Civitavecchia.
NON PIU' ACCETTABILE UN HINTERLAND AL SERVIZIO DELLA CAPITALE. E' la ripetizione di una «filosofia» inammissibile. E inaccettabile. A ciascuno il suo. Perché, altrimenti, si perpetua la colonizzazione dell'hinterland al servizio della capitale. Se non è monnezza sono sfasciacarrozze o quel che Roma ritiene incompatibile con il ruolo di capitale. E' ripetutamente avvenuto in passato. Oggi non passerebbe. Sergio Costa non potrà non tenerne conto.