L'inceneritore (di Colleferro) eccita l'Ama e la sindaca Virginia Raggi

Il grillino emiliano al vertice della municipalizzata capitolina propone la riaccensione di un termovalorizzatore. Intanto si cerca una discarica (sempre in provincia). Il fallimento di Roma nella gestione dei suoi rifiuti

Manifestazione a Colleferro contro i termovalorizzatori

Manifestazione a Colleferro contro i termovalorizzatori

Tommaso Verga 7 agosto 2018

di Tommaso Verga
C’è tutto e il contrario di tutto nella storia infinita dei rifiuti che produce la capitale. Ora vien fuori che i romani quest’anno non sono andati in ferie, magari non è così ma allora vai a scovare come e perché sono aumentati gli abitanti e le quantità di immondizia. Almeno secondo l’Ama, la municipalizzata guidata dal reggino Lorenzo Bagnacani (chissà quante volte si sarà chiesto «ma chi me l'ha fatto fare?»). 
Tra narrazione dei guai, incidenti, annunci, stato della «materia prima» sulle strade romane, il «che fare?» odierno mostra una condizione da ultima spiaggia. Che sarebbe adeguata alla stagione. Senonché, parlando di «monnezza» (alla romana) si trasforma in disperata ricerca di immediata effettività.


Indirizzata come d’abitudine ad «altrove», il luogo che, di volta in volta viene prescelto per risolvere il problema. Benché mai una volta abbia ottenuto un sì, Virginia Raggi non demorde, l’importante è che Roma non venga costretta a risolvere «in casa» il problema dei rifiuti che produce. Come ripetutamente dice Daniele Diaco, presidente della commissione Ambiente capitolina, «nessuna discarica dentro le mura. Le costruite in provincia e l’immondizia ve la portiamo noi». 



Se per la discarica la danza propiziatrice si direbbe in svolgimento sul Fosso di Crepacuore a Civitavecchia, contemporaneamente l’Ama propone di riattivare uno dei due inceneritori di Colleferro. Ad attendere la raccomandata di ritorno provvista di benestare dalla titolare «Ep Sistemi», Lorenzo Bagnacani, il pentastellato al vertice della «partecipata». Nessuna fake, la news è proprio questa, il movimento 5stelle vuole la riaccensione d'un termovalorizzatore. Stai a vedere che è servita l'esperienza di Parma.



Aldilà del sarcasmo, la corrispondenza nemmeno nella «pratica» risulta semplice. Nel Lazio tre gli impianti (Matteo Renzi ne prevedeva un quarto), quello di San Vittore in attività, fermi i due di Colleferro. Sui quali pesa la delibera della Regione di dismissione di «Lazio Ambiente spa» e di «Ep Sistemi spa», formali titolari della proprietà. Tutto posto in vendita, «chiavi in mano»: i due termocombustori ereditati dalla ex «Gaia» e le azioni possedute nelle spa pubbliche. 



Decisione che ha trovato il «mercato» in disaccordo. Perché bando, stime, base d’asta (30.560 milioni), sono stati «respinti» il 13 luglio, giorno ultimo per la presentazione delle offerte. La gara è andata deserta. Prospettive? Ignote. Forse persino agli stessi autori, visto che né il presidente Nicola Zingaretti né l’assessore Valeriani hanno informato ufficialmente l’assemblea della Pisana.



Altro sbarramento, tutt'altro che di minore importanza visto che si tratta del sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna. Il quale, in un comunicato, senza mezze misure rispedisce la richiesta al mittente: «Ama, e quindi Roma, e quindi Raggi – si legge – non potrà e non dovrà neanche pensare di mettere bocca sugli inceneritori di Colleferro. Si costruisca i suoi in Campidoglio se nutre questa grande necessità di incenerimento. Nella nostra città sia la comunità che il sindaco che la rappresenta non permetteranno nessuna ripresa dei forni giù allo Scalo».
Come nel gioco dell’oca, Roma deve tornare alla casella di partenza. Nessun sacrificio, per la capitale una frequentazione abituale.