A Guidonia, sequestrato il deposito per traffico di metalli: l'indagine condurrà a «Stacchini»?

«Sistematica ricezione e gestione illecita dei rifiuti». L'azienda al Bivio di Guidonia già «ispezionata» due anni fa. Nominato un commissario giudiziale per non interrompere l'attività (e non licenziare i lavoratori)

Il deposito di materiali ferrosi sequestrato mercoledì al Bivio di Guidonia

Il deposito di materiali ferrosi sequestrato mercoledì al Bivio di Guidonia

Tommaso Verga 8 giugno 2018

di Tommaso Verga
Se un cartografo avesse voluto visitare quel tratto di Guidonia Montecelio non avrebbe mai portato a compimento quanto desiderato. Perché, a differenza di quel che illustrava la  mappa in dotazione , la via di collegamento tra la Tiburtina e il centro cittadino non c’era. Inesistente. Eppure il piano regolatore in possesso la prevedeva, dovuta alla necessità di una alternativa agli incidenti mortali che costeggiavano di lapidi di familiari o amici la via di accesso utilizzata dal duce settant’anni prima per recarsi nella città dell’aeroporto. Il percorso tutto curve, individuato su indicazione del «mascellone» (appellativo del popolino), non poteva non chiamarsi che via Roma.



E invece, quasi a testimoniare similitudini distanti nel tempo ma rendicontate in un capitolo dal titolo «sindaci in carcere» del volume «affari nostri», su quella strada futura si sono insediati un concessionario d’auto, «Rocchi Lancia», divenuto centro commerciale, varie aziendine, persino un istituto professionale per ragionieri e geometri, il «Pisano», confinante con uno sfascio di metalli. E il rumore che tanto infastidisce è causato dal trasferimento del prodotto in entrata e in uscita, di merce che non subisce trasformazioni: si tratta di un deposito.


La cosa che fa molto «Guidonia City» (per motivi di copyright – e di chi ha genialmente partorito l’accostamento – non si può scrivere «Gotham City») è l’aggiunta delle inascoltate proteste contro i decibel: totalmente sordi Comune e Asl.



Da un’altra parte, a Tivoli Terme, sostanzialmente speculare, c’è «Stacchini», un vecchio ex polverificio, terreni e palazzina della direzione già occupati da espulse famiglie nomadi (che però stanno mostrando qualche rinnovato interesse proprio in questi ultimi tempi). Due mesi fa sul luogo si appuntarono i riflettori di una cronaca sempre molto compiaciuta dei titoli. L’evidenza era costituita da una platea di frigoriferi e altri elettrodomestici abbandonati, che nel tempo, dopo la cacciata dei rom, aveva preso il posto dei copertoni incendiati, quelli che di notte illuminavano il buio (e che secondo il comitato di Case Rosse avrebbero causato un aumento dei tumori: un argomento da affrontare con delicatezza e con la massima urgenza). 



Comunque, le recenti iniziative della magistratura starebbero a dire che forse si è in presenza di una nuova fase della «questione mondezza». Magazzino e deposito di scarti – come i motori depositati privati del rame – potrebbero aver trovato congiunzione in una operazione iniziata a Roma un paio di settimane prima della conclusione parziale di un paio di giorni fa a Guidonia. Nella capitale, i vigili urbani avevano messo sotto esame un ricevente di materiali ferrosi – un tempo si sarebbe detto «stracciarolo» – sul quale si era appuntato più d’un sospetto dato un traffico di metalli non proprio in regola. Un tutt’uno collegare le prove acquisite ora alla «visita» di un paio d’anni fa dei vigili urbani di Roma al medesimo deposito del Bivio di Guidonia.



Effetti: ordine di sequestro dell’impianto spiccato dalla procura della Repubblica di piazzale Clodio. Reati: traffico organizzato di rifiuti pericolosi e non, vista «la sistematica ricezione e gestione illecita dei rifiuti», «con reiterazione costante dei reati ambientali». In aggiunta, la presenza di un’«area destinata allo scarico abusivo di acque reflue industriali, con rischio di contaminazione del suolo e delle sottostanti falde sotterranee».