Dal puzzo alle mosche: l'«Avr» e i rifiuti nei pressi della Coop e della Asl

Trasferita alla notte l'apertura delle serrande (e degli odori), gli insetti invadono i locali del centro commerciale. Le disinfestazioni (già sei nel 2018) passano dalla media di una l'anno a una al mese

Il centro commerciale «Tiburtino» di Guidonia m.

Il centro commerciale «Tiburtino» di Guidonia m.

Tommaso Verga 30 maggio 2018

di Tommaso Verga


“La prima cosa a cui si abituarono fu il ritmo del lento passaggio dall'alba al rapido crepuscolo. Accettavano i piaceri del mattino, il bel sole, il palpito del mare, l'aria dolce, come il tempo adatto per giocare, un tempo in cui la vita era così piena che si poteva fare a meno della speranza”. Qui il signore non c’è, ci sono le mosche, lo svolazzante esercito che quotidianamente presidia le posizioni conquistate.
Quindi che si fa? Ordinanza di cessazione dell’attività? Perché un anno fa, era luglio, Tiziana Guida, l'appena insediata assessora grillina all’Ambiente di Guidonia m., a seguito delle proteste relative agli odori, dopo un sopralluogo all’insegna del «mo’ vi faccio vedere io», usciva dall’«Avr spa» rinfrancata dalle rassicurazioni dei dirigenti: «Il puzzo è causato dalla calda stagione – la risposta-giustificazione –, ma abbiamo già provveduto a presentare un progetto alla Provincia per un impianto di purificazione dell’aria che risolverà definitivamente il problema».
Tutto chiaro allora? E’ esattamente il contrario. Perché l'identità scambiata – la Provincia divenuta città metropolitana –, a similcommedia degli equivoci ha avuto effetti pratici del tutto inattesi.
Disse la Guida: «Mi sono impegnata a sollecitare la Provincia affinché la procedura di approvazione del progetto avvenga il più rapidamente possibile». Una invocazione? Un rito propiziatorio? Un invito alla resurrezione di una procedura protraendo la danza sul cenotafio di un ente defunto da ben più di un anno prima? Tanto che il caravanserraglio di impegni, progetti, rassicurazioni, aria, puzzo, mascherine e chi più ne ha eccetera, è tornato alla casella di partenza, l’enunciazione. Senza avvertire l’assessora.


Alla quale non è stato nemmeno sussurrato che all’«Avr» – ovvero rifiuti (monnezza: per evitare equivoci lessicali): fin che si tratta di carta e plastica si presume non sorgano problemi; quando si passa alla spazzatura delle strade e/o al liquido dei pozzi neri le cose cambiano –, è stata modificata the organization of work delle serrande. Che iniziano ad innalzarsi alle 4 del mattino onde permettere al fetore accumulato nei capannoni dal giorno precedente di dissolversi. Espandendosi. Così, per qualche ora, assenti operatori e clienti del centro commerciale – altrettanto dicasi per addetti e utenti della Asl –, i miasmi dell’«Avr» possono librarsi, raggiungendo tutt’al più gli ammalati dell’«Ihg», l’«Italian hospital group». Che però essendo già ammalati…
Dopo la visita «militare» dell’assessora all’Ambiente di metà luglio 2017, un’altra modifica è intervenuta nel sistema di relazioni tra «Avr» e vicini. Gennaio-maggio 2018, cinque disinfestazioni; la sesta si svolgerà lunedì prossimo. Che succede? Semplice: nei locali dell’Ipercoop non si riesce a scacciare le mosche, pur «aumentando il numero delle zanzariere elettriche e la temperatura dei frigoriferi». Dalla media di una bonifica l’anno si è passati a una al mese.
Situazione preoccupante 365 giorni fa ma più scottante adesso come si può immaginare. Al danno sotto il profilo dell’immagine dell'azienda s'è aggiunta l’apprensione per la salute delle persone, clienti e addetti del centro commerciale.
Ora nessuno (almeno in questa sede) vuol addossare la responsabilità delle mosche all’attività dei signori dell’«Avr». I quali, però, non solo per sgravarsi di ogni dubbio o sospetto, ma soprattutto per indicare la via ai cacciatori, dovrebbero disegnare una mappa del tracciato preferito dai fastidiosi insetti. Perché, converranno, dopo l’impianto per il recupero degli odori impegno di quel tempo, ogni nuova promessa sarà sottoposto alla tagliola delle critiche e della maldicenza.
Eppure una soluzione c’è, offerta dall'assessora guidoniana: «Resta la grande perplessità di come Regione, Provincia e Comune abbiano potuto consentire la realizzazione di una tale attività, collocare un’azienda per il trattamento dei rifiuti a ridosso di un centro commerciale e del distretto di Guidonia della Asl».
Fu la sua prima espressione. Salvo che non l'abbia ripensata, precedente com'era la folgorazione sulla via della «splendida azienda, tecnologie di livello avanzato». Assessora Guida, torni all’originale: l’«Avr» lì non può stare. Un’ordinanza…