Virginia Raggi: le discariche per i rifiuti possono essere riaperte

(non)Resa pubblica la cartografia definitiva delle 'aree bianche' per gli impianti. «Privilegiati» Pizzo del Prete a nord della capitale e una trentina di cave dismesse, anche tra Tivoli e Guidonia, 13 di grandi dimensioni

Una manifestazione contro le discariche

Una manifestazione contro le discariche

Tommaso Verga 19 maggio 2018

di Tommaso Verga


Immondizia. Tutto immutato rispetto a un anno fa. Sotto il profilo «emotivo» è sufficiente osservare quanto sta succedendo nel nord della provincia. Decisamente poco favorevoli le reazioni popolari a Fiumicino, Cerveteri, Ladispoli. Contestazioni riguardanti «Pizzo del Prete», per la Città metropolitana tra le sedi ideale per una nuova discarica. Un’«area bianca».
Una come un’altra, Settebagni (tra Salaria e autostrada) e sull'Ardeatina, fuori dal grande raccordo anulare. Poi una trentina di cave dismesse individuate in tutto il territorio dell'ex provincia, delle quali 13 di grandi dimensioni: da Civitavecchia ai Castelli romani, passando per Castelnuovo di Porto, Tivoli e Guidonia Montecelio. Ora tutto come allora.
E’ stata infatti (non)pubblicata la «mappa» successiva a quella del maggio 2017, la definitiva, rimessa nel marzo scorso da Virginia Raggi alla Regione Lazio. Accompagnata dall’invito «adesso vedetevela voi». Perché «non è nostra intenzione aprire discariche a Pizzo del Prete e nel territorio della provincia di Roma»: affermazioni di Matteo Manunta, delegato alle politiche ambientali della Città metropolitana di Roma. Facile a dirsi.
Undici pagine più la cartografia, la determinazione dirigenziale è la n. 1012, del 19 marzo 2018. Oggetto: «Presa d'atto del documento che individua "Il sistema dei vincoli" nel territorio della Città metropolitana di Roma Capitale, redatto ai sensi del D.Lgs 152/2006 e s.m.i. sulla base dei criteri di localizzazione degli impianti individuati dal Piano di gestione dei Rifiuti del Lazio approvato con D.C.R. n. 14/2012».
Come si ricorderà, un anno fa, i Comuni della provincia erano stati invitati a motivare (entro 60 giorni) perché non «gradivano» impianti (e discariche) nei perimetri delle loro città. A fronte di un testo distribuito su quattro pagine che motivava l’«Individuazione delle aree idonee alla localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti». Un anno dopo sono stati informati che le controdeduzioni non sono state accolte. In sostanza, nelle 11 pagine del documento più attuale, la Città metropolitana spiega perché le critiche dei sindaci sono state pressoché integralmente respinte. In particolare quelle dell’emisfero a nord della capitale – Fiumicino-Pizzo del Prete – e di quello a est – le cave dismesse Tivoli-Guidonia.
«Lo scopo del presente lavoro è quello di fornire una mappatura delle aree idonee e non idonee per il posizionamento degli impianti di trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti – si leggeva nello studio di un anno fa –, da poter mettere a disposizione delle amministrazioni locali e statali per la futura localizzazione di siti, arrivando alla definizione delle cosiddette 'aree bianche’.
«Tali aree bianche, non vanno comunque considerate come univocamente e definitivamente individuate, ciò a causa della continua evoluzione del territorio e dei caratteri che lo contraddistinguono – la conclusione –. Vanno comunque sempre viste come una fase preliminare che deve essere seguita da studi più specifici e dettagliati per quanto riguarda morfologia, geologia del sito e tutte le altre caratteristiche che possono rendere un’area più o meno idonea in funzione del tipo di impianto da realizzare e delle caratteristiche degli eventuali rifiuti che saranno gestiti o stoccati».
Rileggendo ora le quattro pagine di maggio dell’anno scorso, lascia davvero interdetti l’apodittico «non vanno comunque considerate come univocamente e definitivamente individuate». Perché le aree bianche discutibili nel 2017, si sono rivelate oggi il contrario, non c’è che da scegliere tra totalmente idonee o intangibili.
«La cartografia inviata ai comuni – ha precisato il delegato alle politiche ambientali della Città metropolitana di Roma (5stelle) – rappresenta una mera opposizione di vincoli che seguono il Ptpg (piano territoriale provinciale generale) e i criteri del piano di gestione dei rifiuti del Lazio. La competenza della Città metropolitana di Roma, si limita alla produzione di questa tavola, priva di carattere pianificatorio e avente contenuto tecnico non discrezionale, senza svolgere nessuna attività di pianificazione che è di esclusiva competenza regionale. Le osservazioni alla cartografia sono state inviate alla Regione Lazio che ha tutti gli elementi per poter svolgere il compito di programmazione che la legge gli assegna».


A parte un italiano soggettivo, la distinzione evidenziata tra Città metropolitana e Regione Lazio la dice lunga sul «senso dello Stato» di taluni amministratori. Immaginarsi divenissero ministri. Quel «ora t’ho detto dove allocare le discariche, ma non c’entro niente sull’aprirle o meno» indirizzato alla Pisana, è indicativo di un modus operandi esemplare, come dire «prima la propaganda poi il resto».


Solletica la sensazione che toni e contenuti Manunta rifiuterebbe oggi di indirizzarli agli interlocutori regionali. L’assunzione di tutte le responsabilità in materia di rifiuti del movimento 5stelle dovrebbe pur contare qualcosa.