Escono Simeone e Cangemi da Forza Italia; espulso Cavallari dalla Lega

Nella corsa alle presidenze di commissione, si sfasciano i gruppi di opposizione. Pesante la sconfitta di Antonio Tajani. Il sacrificio di Sergio Pirozzi: si dimette da sindaco di Amatrice per mantenere il seggio alla Pisana

L'assemblea del Consiglio regionale del Lazio affronta la discussione sul bilancio

L'assemblea del Consiglio regionale del Lazio affronta la discussione sul bilancio

Tommaso Verga 5 maggio 2018

di Tommaso Verga
Cangemi e Simeone per Forza Italia; Pirozzi per Amatrice; Cavallari per la lega di Matteo Salvini (che somma, in tempi diversi, una defezione multipla: con il pre-post-meno-due è il leader d’una formazione indistinguibile sia rispetto alle attese che all’esito numerico della consultazione elettorale del 4 marzo).



Tutto previsto. Sin dalla «lettura» dei movimenti interni ai partiti nel periodo di formazione della non-maggioranza a sostegno di Nicola Zingaretti, si era scritto che la «resa dei conti» all’interno dei gruppi consiliari appariva solo rinviata. Con lo show-down fissato al varo delle commissioni permanenti. 
Tanto tuonò… Al punto che l’appuntamento ha confermato aspettative e rivalità nei partiti del Consiglio regionale del Lazio. E le defezioni stanno lì a dimostrarlo.


Infatti, primo effetto, la costituzione di un nuovo gruppo, il «misto», formato potenzialmente dal numero minimo previsto, tre eletti, due di Forza Italia, uno della Lega nord, numericamente equivalente a Fratelli d’Italia e superiore alla residua Lega. 



Invece, nulla da riferire (per il momento) su eventuali accostamenti tra il «misto» e Sergio Pirozzi. L'uomo politico si è dimesso da sindaco di Amatrice con un anno di anticipo sulla scadenza temporale e del doppio mandato – alla pari del neoassessore del Pd Mauro Alessandri, primo cittadino di Monterotondo –, lasciando l’incombenza al suo vice e inviando ai cittadini una lettera-aperta dai toni e dai contenuti decisamente polemici nei confronti delle istituzioni, locali e nazionali. Honni soit qui mal y pense.
Il dettaglio: lasciano gli «azzurri» Giuseppe Simeone e Giuseppe Cangemi (passato agli annali per la massima «con 5.200 euro al mese un consigliere regionale non campa», per lui si tratta di un dejavu: l’altra volta l’ospitante fu l’Ndc); mentre Enrico Cavallari è fuori dalla Lega perché espulso.
S’è detto «commissioni permanenti». Coniugandole con Forza Italia, si entra nel vivo della divisione. E della presidenza della Sanità, che – in assenza di colpi di scena – dovrebbe andare al ciociaro Pasquale Ciacciarelli, scuderia Mario Abbruzzese. In luogo del pretendente Giuseppe Simeone. Con la Cultura a Pino Cangemi (in precedenza, sconfitto da Antonello Aurigemma nella corsa a capogruppo). A leccarsi le ferite, prima d'altri, il mentore di entrambi, Antonio Tajani, presidente della commissione europea – la divisione è più profonda di quanto possa apparire –, transitato per Claudio Fazzone, il coordinatore regionale di Forza Italia. Il quale, a fronte del «sottosopra», ha convocato una riunione per lunedì con Simeone e Cangemi allo scopo di verificare i margini di ricomposizione della frattura.



Sono dodici le commissioni regionali permanenti, una in più della scorsa legislatura. Quattro ciascuna per i due partiti maggiori – Pd e 5stelle –, altrettante distribuite tra le restanti forze politiche. Al momento, si dà per certo il Bilancio al Pd, nello specifico al riconfermato Marco Vincenzi, mentre i rifiuti (con l'Ambiente) sarebbero stati assegnati al movimento 5Stelle. Nulla di più, nessun anticipazione. Lo stesso sito internet del gruppo regionale pentastellato è fermo al 19 marzo, con la illustrazione dei dieci eletti a precedere l'annuncio che la Procura sta indagando su appalti targati Zingaretti al Policlinico Umberto I (probabilmente urgono aggiornamenti).



A chiudere Enrico Cavallari: «Sono stato espulso dalla Lega, e convergo nel gruppo misto della Pisana. Sono onorato essere stato espulso da un coordinatore regionale, Francesco Zicchieri, la cui condotta nulla ha a che vedere con i dettami del nostro leader nazionale».
La replica: «Cavallari non era in linea con la linea del partito. In un partito ci si sta rispettando le linee guida, uno non può stare in un partito facendo quello che vuole, e lui non era in linea su nessuna posizione che il partito ha preso». Insomma, par di capire che l’ex non fosse allineato.

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