Dopo le Camere l'asse Salvini-Di Maio alla prova del banchetto politico

Nessuna sorpresa dalle urne, regge l'accordo centrodestra-M5s. Per la prima volta una donna seconda carica dello Stato. Un pensiero alle Fosse Ardeatine nel discorso "di sinistra" dell'esponente grillino

Il murale Di Maio Salvini

Il murale Di Maio Salvini

Tommaso Verga 24 marzo 2018

di Tommaso Verga


Al quarto scrutinio, per Elisabetta Casellati (Forza Italia) 240 voti, 422 per Roberto Fico (movimento 5stelle, un discorso di presentazione poco formale e decisamente “di sinistra”). Nessun divario tra attese e risultati. Per la prima volta nella storia della Repubblica, una donna è eletta presidente del Senato, carica dal valore non soltanto simbolico. Si conclude così, rapidamente, la fase preliminare delle procedure seguite al risultato elettorale del 4 marzo. Con qualche sussulto interno alle coalizioni.
Per Matteo Salvini era decisamente indigesto, talmente tale da mettere a rischio l’alleanza. Dopo decenni di sproloqui della Lega contro i romani, dopo che nemmeno lo scambio delle specialità culinarie – polenta, coda alla vaccinara, trippa, cicoria e vino dei Castelli – a largo Chigi, “rito pacificatorio” promosso da Gianni Alemanno (che è stato sindaco della capitale) e dalla governatrice del Lazio Renata Polverini, ad ossequiare un indulgente Umberto Bossi, era riuscito a sgomberare il muro di diffidenza e di avversità contro “Roma ladrona”, figurarsi se Matteo Salvini, l’erede in linea diretta del fondatore, poteva tradire: votare romani? Nemmeno se lo chiede Berlusconi. Così è stato. Buon viso a cattivo gioco per l’infine consenziente ex Cavaliere.
Così, dopo due giorni di ribaditi “non si discute”, scompare dai radar Paolo Romani (Forza Italia) sostituito da Elisabetta Casellati Alberti a presiedere il Senato; su altro fronte, l’analogia con Roberto Fico che scavalca Roberto Fraccaro, sino a stamane designato dai 5stelle alla Camera. Accordo pieno tra il centrodestra e i pentastellati preceduto – secondo l’AdnKronos – da un summit tra Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Alfonso Bonafede, Roberto Fraccaro, Stefano Buffagni e Pietro Dettori con Beppe Grillo all’hotel Forum.
Il vertice sarebbe servito ad appianare più di qualche malumore sulle modalità di scelta del candidato grillino (7 i voti in aula a favore di Fraccaro). In precedenza, all’assemblea dei gruppi parlamentari, Di Maio aveva detto che alla proposta di Riccardo Fraccaro, “loro hanno posto un veto e lui ha deciso di fare un passo indietro per il bene del movimento. Con lui abbiamo tutti un debito”. Seguito dallo stesso ex: ”I sacrifici che siamo disposti a fare dimostrano il valore che hanno le cose in cui crediamo – ha postato Fraccaro su Facebook –. Il bene del MoVimento viene prima di tutto, se serve a renderci più forti sono lieto di fare un passo indietro: è un atto di amore verso la nostra comunità. Roberto Fico saprà interpretare il ruolo di Presidente della Camera con autorevolezza e competenza. Grazie a tutto il M5S per l'affetto e la fiducia, ora avanti ancora più determinati”.


Con 54 voti a Valeria Fedeli e 102 per Roberto Giachetti, il Partito democratico ha mantenuto la posizione annunciata, nessuna trattativa, nessun accordo, e nemmeno franchi tiratori. E' una notizia.
Chiusa la partita delle presidenze, l’attesa è rivolta alla formazione del governo, in particolare alla verifica se l’accordo Salvini-Di Maio sulle presidenze è stato una sorta di antipasto del banchetto politico, preludio all’alleanza centrodestra-5stelle. E ci si chiede quanto e se peserà la sciarratina tra il leader dei lumbard e Silvio Berlusconi imbastita su quel ’”atto ostile e unilaterale, Salvini ci ha tradito”. Il seguito, in un senso o nell’altro, sicuramente a breve.

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