Tra Roberta Lombardi e Nicola Zingaretti prove politiche di accordo

Il movimento 5stelle verso il governo, da Palazzo Chigi alla Regione Lazio. Per il presidente della giunta la scelta salva gli equilibri in Consiglio ma gli è anche utile a dimostrare che c'è "un altro Pd"

Stefano Parisi (Forza Italia), Roberta Lombardi (5stelle), Nicola Zingaretti (Partito democratico)

Stefano Parisi (Forza Italia), Roberta Lombardi (5stelle), Nicola Zingaretti (Partito democratico)

Tommaso Verga 21 marzo 2018

di Tommaso Verga


Al “piano di sotto” della politica, nella Regione che ha problemi di assetto forse persino maggiori di Palazzo Chigi – il 4 marzo Nicola Zingaretti è stato riconfermato presidente della giunta, ma senza avere la maggioranza in Consiglio –, al momento si confrontano due ipotesi, “forti”, sicuramente destinate a consentire o meno il decollo della legislatura.


Nella destra, l’”appello” di Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice (“dimettiamoci tutti e torniamo al voto”) è stato raccolto da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Ma non da Stefano Parisi, il che lascia pensare che Forza Italia sarebbe orientata a trattare con il presidente un possibile incarico.


Il “segnale che non t’aspetti” è venuto da Roberta Lombardi, destinatario Nicola Zingaretti. Benché, diversamente da come appare, non si direbbe unidirezionale, ma utilizzabile anche nel senso contrario. Perché entrambi i leader hanno necessità di smarcarsi dalle panie condizionanti dei rispettivi partiti.


Ad esempio, la “faraona” sarebbe stufa (oltreché, giustamente, dell'appellativo) della monotona descrizione di essere la “dura” del movimento 5Stelle, nonostante mostri, legittimamente, di voler compiutamente incarnare la funzione e le capacità che si confanno a un partito di governo. I 5stelle scelgono il timone? Deve valere per Palazzo Chigi ma anche per gli altri livelli istituzionali.


Una posizione che fa decisamente comodo a Nicola Zingaretti, non soltanto perché significherebbe la cessazione dei patemi d’animo sulle sue sorti e quelle della Pisana, ma anche perché il presidente sarebbe convinto dell’insufficienza e della povertà dell’attuale quadro politico di riferimento – il Pd dalle suggestioni “aventiniane” e la corolla dei partitini di supporto –. La cui unica preoccupazione sarebbe quella dei posti in giunta.


Un’alleanza Pd-5Stelle alla Regione Lazio? Decisamente prematura ogni conclusione che preceda l’apertura delle trattative sui punti programmatici delle due formazioni. Conviene stare ai fatti. Il che potrebbe anche voler dire inifluenza delle scelte “centrali” rispetto a un confronto basato sui temi di fondo del Lazio, dalla sanità ai rifiuti, dai trasporti ai “beni comuni” (la “questione acqua” per citare).


Scrive Roberta Lombardi su Facebook: “Noi siamo pronti a discutere quelle norme rimaste in sospeso nella passata legislatura e inserite nel nostro programma, come il testo unico del Commercio, il Ptpr, un nuovo piano triennale del Turismo”; ancora: “siamo pronti a votare domani in Aula a favore di provvedimenti che portino a un reale abbattimento delle liste di attesa, di un nuovo Piano rifiuti che metta il Lazio sulla direttrice zero-rifiuti e lo porti lontano da inceneritori e discariche, della messa in sicurezza e manutenzione delle strade e delle ferrovie e di un serio sostegno a Roma Capitale”.


Un indirizzo tutt’altro che “incompatibile” per Nicola Zingaretti. Porre la candidatura al vertice del suo partito basandosi su una proposta politica (la “questione sociale” nella Regione) e insieme strategica (l’alleanza con i pentastellati) sarebbe non solo una novità all’interno del Pd ma anche l’ausilio al consolidamento del clima di “collaborazione” alla Pisana. Si vedrà nei prossimi giorni. Ormai i tempi sono ridottissimi davvero.

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