"Dimettiamoci tutti": a chi è destinata la "tagliola" di Sergio Pirozzi?

Il sindaco di Amatrice: "andiamo dal notaio e usciamo dal Consiglio regionale del Lazio". Risposte al vetriolo di Fi e 5stelle. Per il presidente Zingaretti i problemi immediati vengono da Liberi e uguali

Nicola Zingaretti alla manifestazione di Liberi e uguali precedente il voto

Nicola Zingaretti alla manifestazione di Liberi e uguali precedente il voto

Tommaso Verga 16 marzo 2018

Il “lancio” ha certamente raggiunto lo scopo: un titolo nelle cronache della politica. Così come il senso, la motivazione: fare uscire allo scoperto gli oppositori “veri” di Nicola Zingaretti. Il presidente della giunta regionale è privo della maggioranza in Consiglio: 25 i voti a disposizione (Pd, lista civica, Liberi e uguali, +Europa e Centro Solidale) del neoriconfermato “primo cittadino” del Lazio – anche aspirante segretario del Partito democratico –, 26 i contrari: Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia-UDC. E Sergio Pirozzi.


Cosicché è stato proprio il sindaco di Amatrice a “inventarsi” la trappola che avrebbe dovuto tarpare le ali a Zingaretti: “Il notaio ci aspetta, tutti in fila a firmare le dimissioni dal Consiglio regionale, così entro 60 giorni si torna al voto e ci prendiamo la Regione” ha detto al Messaggero. “E Zingaretti non potrà neppure ricandidarsi”. Facile a dirsi. Non a farsi. Soprattutto perché lo Statuto fissa regole strette sia rispetto al governo che alle candidature. Nel caso, c’è chi ha immediatamente sostenuto che le “suggestioni” di Pirozzi non sarebbero corrispondenti alla Carta.


Quale che sia la “lettura” della normativa, l’impressione che si ricava è che la provocazione di “scarpe grosse e cervello fino” si presta a una sola interpretazione: l’individuazione del destinatario della “tagliola”. Una sorta di vendetta visto che proprio sul sindaco di Amatrice si erano addensati sospetti già prima della consultazione elettorale, a cominciare dal giudizio sul rifiuto a non ritirarsi in seguito all'invito venuto dai big dei partiti del centrodestra. Dissenso accentuatosi dopo l’intervista di Pirozzi a Radio Cusano Campus, a proposito del confronto con Zingaretti: "ma punto per punto”.


Perché se è vero che gli effetti del 4 marzo hanno consegnato ai laziali l’”anatra zoppa” lo è altrettanto la ridda di ipotesi interessante i possibili scenari tesi a delineare le modalità possibili a governare comunque la Pisana, sede del Consiglio regionale. E non v’è dubbio che il notaio evocato da Pirozzi si dispone sul versante del come trasferire il “possibile” al “probabile”. In sostanza, si direbbe che il candidato in solitaria alla conquista della giunta regionale intenda riversare le accuse sui denigratori: “misuriamoci su chi sosterrà Zingaretti” la sintesi.


Al momento, l’unico “sì” è venuto da Matteo Salvini. Non propriamente entusiastiche le altre “affinità” di schieramento e di programma (non secondario il motivo delle decine di migliaia di euro spese dai candidati per farsi eleggere). Pirozzi ha incassato un “non ne so niente” da Stefano Parisi (Fi), un secco “non se ne parla” da Roberta Lombardi (5stelle).


Al momento, tutto a posto dunque per Zingaretti. Non esattamente. Altrettanto se non più animato il confronto nello schieramento che sostiene il presidente. In particolare, in Liberi e uguali sarebbe agli ultimi colpi di rasoio la separazione tra le diverse “anime”. Senza patemi Mdp, definitivamente lontana Possibile, Sinistra italiana alla vigilia della “resa dei conti” tra i sostenitori del governatore del Lazio e gli oppositori dell’accordo con il Pd. La condizione, che risente dappertutto del deludente esito del voto, nella regione capitolina non può che pesare maggiormente. Conclusione prevedibile nella prossima settimana.

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