Sergio Pirozzi: "Con Zingaretti un confronto punto su punto"

Il sindaco di Amatrice: "Nessun accordo organico con il presidente, è un fatto di coerenza".

Sergio Pirozzi insieme con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Sergio Pirozzi insieme con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Tommaso Verga 9 marzo 2018

"Io ho un motto: nella vita o si vince o si impara – un motto che racchiude l’intera filosofia del protagonista, Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice –. Io vedo i dati, perché la matematica non è un'opinione. La sommatoria dei partiti che hanno sostenuto Parisi sta al 36,71%, se lui ha preso il 31% si faccia una domanda e si dia una risposta. Se tutti i partiti votavano per lui avrebbe vinto, a prescindere dal 5% che ho preso io".  


Nell’intervista, rilasciata a Radio Cusano Campus, il candidato dello “Scarpone” alla presidenza della Regione ne ha avute anche per un criptico Maurizio Gasparri il quale, in precedenza, alla medesima radio, aveva sostenuto che ad aprile dirà la verità su quanto accaduto nel Lazio e per colpa di chi ha perso il centrodestra: "Anche io dirò come sono andate le cose. Io conservo i messaggi con nome e cognome. Quindi tengano fuori Sergio Pirozzi” la replica.


E la governabilità della Regione? La questione dei numeri? Escluso qualunque accordo con Zingaretti: ”Penso che quelli relativi alla maggioranza in consiglio regionale siano problemi dell'attuale presidente. Chiaramente tra noi non potrà mai esserci una convergenza a 360 gradi, ma valuteremo punto su punto, andremo a vedere quale sarà il suo programma”.


Toni decisamente diversi rispetto a quelli riservati alla coalizione della quale ha rifiutato di far parte. D’altronde la campagna elettorale è terminata, i problemi delle cittadine colpite dal terremoto restano in larga misura aperti. Tanto che, ragiona Pirozzi, con Nicola Zingaretti “andremo a vedere se, ad esempio, ci sarà attenzione per le problematiche legate al terremoto, e per la defiscalizzazione di 15 aree nel Lazio. Così come su altri punti del nostro programma, come il sostegno agli over 50 e per una sanità diversa, con i direttori generali, non più nominati dal presidente ma da organismi esterni”.


Non manca il cenno alle voci maliziose: “Davvero pensate che abbia fatto tutto questo, subendo quello che sto subendo, per fare l'assessore regionale? Credo che la gente mi conosca, e questo si è visto anche dai risultati straordinari che abbiamo ottenuto, senza un partito e senza nessuno dietro, il programma è stato votato da più di 152 mila persone. Sono sempre rimasto coerente. Se avessi avuto questo tipo di obiettivi personali oggi sarei sicuramente altrove, in Parlamento magari, e non mi sarei fatto nemici, vivendo molto più tranquillamente, ma non avrei avuto rispetto per la mia gente e la mia storia".

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