Il quadrilatero della cocaina per la capitale: a San Basilio le 'vedette' come a Scampia

Due gruppi criminali espressione della camorra e della 'ndrangheta controllavano il mercato romano degli stupefacenti. Ieri, una prima conclusione. Ma le indagini dei carabinieri non sono concluse

Street-art a San Basilio, in via Maiolati, tra gennaio e febbraio 2015

Street-art a San Basilio, in via Maiolati, tra gennaio e febbraio 2015

Tommaso Verga 22 marzo 2018

di Tommaso Verga


Un salto indietro nel tempo. Genny e Salvatore Esposito, figli di Luigi, arrestato sei anni fa, un capo degli ultras della Lazio, Riccardino l’albanese (a Lirio Abbate, il giornalista dell’Espresso, saranno fischiate le orecchie). Altri, in tutto 19. Si nota un’assenza, quella di Michele Senese. Avrebbe fatto pazzie per rivedere i suoi sodali di un’altra epoca, invece… Un impedimento dovuto alla detenzione, per la felicità di Massimo Carminati, il terrorista dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari), che all’ingresso in carcere salutò gioiosamente l’amico di passate avventure.
L’operazione dei carabinieri del comando provinciale di Roma, dovrebbe aver rappresentato il primo corollario di una ripetuta serie di azioni repressive, anche interforze, distribuite in vari “spicchi” del territorio metropolitano, con particolare attenzione al “quadrilatero” a sud-est della capitale, Tivoli-Guidonia-San Basilio-Top Bella Monica, l’epicentro delle attività criminali del momento, il traffico di stupefacenti, della cocaina in particolare.
Impegnati 200 carabinieri tra Napoli e Roma, elicotteri e unità cinofile, in esecuzione di un’ordinanza del gip di piazzale Clodio su richiesta della Dda (direzione distrettuale antimafia). Tra gli arrestati, una donna e alcuni albanesi. Le accuse: “associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti del tipo ‘cocaina’, aggravata dall’uso delle armi”; a due di essi viene contestato il reato di “lesioni gravi, commesse con arma da fuoco e con modalità mafiose”.
A presentare i risultati dell’indagine – convenzionalmente denominata “Gallardo” (dalla “Lamborghini” dei fratelli Esposito) –, Antonio De Vita, comandante del comando provinciale dei carabinieri di Roma, il tenente colonnello Lorenzo D’Aloia, comandante del nucleo investigativo di via In Selci, e Michele Prestipino, procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia.
Una vera e propria azienda quella portata alla luce dalle indagini. Sul campo, a presiedere l’attività di approvvigionamento e distribuzione, due distinte organizzazioni criminali. Secondo quanto accertato, quella di matrice camorristica – il 'sistema' dell'Alleanza di Secondigliano di Salvatore e Gennaro Esposito –, aveva strutturato la principale piazza di spaccio di San Basilio, in via Maiolati, epicentro delle attività dei due fratelli, sul partenopeo “modello Scampia”. L’altro gruppo, espressione delle famiglie Filippone e Gallico, ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria, forniva la “materia prima”. Ad una terza associazione, la “locale”, delegato il compito dello smercio al minuto e dei turni delle “vedette” di via Maiolati. Una filiale delle bande, con sede a Nettuno, si occupava del litorale.
Nei “precedenti” che hanno portato alla conclusione di ieri – convergenti altre attività investigative in carico Cagliari, Velletri e Catanzaro –, vanno annotati 6 arresti, il sequestro di una calibro 38 “Smith & Wesson”, una “Beretta 98 FS” semiautomatica calibro 9x21, 25 chili di cocaina.
Contemporaneamente all’esecuzione delle misure cautelari sono state effettuate 44 perquisizioni, a carico di soggetti risultanti gravitare nell’orbita dei suddetti gruppi criminali, per lo più residenti nel quartiere romano di San Basilio, ma anche a Napoli, Nettuno e paesi limitrofi a Roma. Si tratta di pusher, vedette e vari galoppini delle associazioni colpite dall’operazione dell’Arma dei carabinieri e della Dda di Roma.
I SODALI DI MICHELE ‘O PAZZO. Benché i rilievi non sempre risultino di facile individuazione, il quadro messo in mostra dalla Dda non costituisce l’”esordio” della camorra in provincia di Roma. L’antesignano fu Michele Senese, emigrato da Napoli proprio per occuparsi del mercato della droga.
Torvajanica, Fiumicino, Ostia, Ciampino, Cinecittà, Tuscolano, Laurentino, Primavalle, vengono “invase” dalla cocaina della Nuova camorra romana. Nel 2008, la pm Lucia Lotti scrive che “non c’è un grammo di stupefacente a Roma che non passi per Michele Senese”. Un business che cessa a fine gennaio 2012, con le sette condanne emesse dal tribunale di Roma.
Quando non viene assolto, Michele Senese “alloggia” in una clinica di lusso sulla Nomentana, a Sant’Alessandro. Lamenta schizofrenia, disturbi del sonno, ansia e ritardo mentale, disturbi che per il sostituto pg Otello Lupacchini (il magistrato che indagò sulla Banda della Magliana) altro non sono che “simulazioni”. A Sant’Alessandro Senese conosce Luigi Esposito, “Nacchella”, il padre di Salvatore e Gennaro. Secondo gli inquirenti, qui lo convince di trasferire la residenza della famiglia da Nettuno a Roma. E’ l’inizio di questa fase della storia. Che non finisce qui.

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