"Tivoli silentes bis": 39 arresti per droga, armi ed estorsioni. Metodo mafioso

All'alba, operazione tra Tivoli e Guidonia Montecelio dei carabinieri del comando provinciale di Roma coordinati dalla direzione distrettuale antimafia. Sotto scacco "Cosa nostra" tiburtina

L'operazione "Tivoli silentes" di inizio 2016

L'operazione "Tivoli silentes" di inizio 2016

Tommaso Verga 8 marzo 2018

Nel febbraio del 2016 il perimetro Tivoli-Guidonia era compreso nell’appena conclusa “operazione Tivoli silentes”. Decisamente rappresentativa del clima, del fatto che nessuno sapesse niente. Altrettanto traducibile in “preferisse non sapere”.


Di quella sin dall’alba di questa mattina accompagnata dal rumore delle pale degli elicotteri, la denominazione per il momento si ignora. Non i risultati: 39 arresti di cui 6 donne ("un ruolo chiave per veicolare messaggi, nascondere la droga ed eludere i controlli delle forze dell’ordine"), 46 perquisizioni. 


“Cosa nostra tiburtina” si potrebbe qualificare se non fosse che il ricorso alla madre della criminalità organizzata – dalle antiche e robuste radici a Guidonia Montecelio in particolare – oscillerebbe tra la bestemmia per i benpensanti e l’azzardo per le anime buone. Con il rischio di sentirsi accusare di voler offendere le città.


Anche se, a tutti effetti, il dispiegamento delle forze non illustra esattamente un’attività ordinaria: al vertice la direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica di Roma, a coordinare 300 carabinieri sul campo, il nucleo elicotteri dell'Arma, le unità cinofile, l’ottavo “reggimento Lazio”.


Tutto in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Roma. Le accuse: associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, armi ed estorsioni, aggravati dal metodo mafioso.


“Superando un inaspettato muro d’omertà – si legge in un comunicato dell’Arma –, frutto della forza di intimidazione dell’organizzazione criminale che gestiva le piazze di spaccio di Tivoli e Guidonia”, città alle quali si associano il quartiere romano di San Basilio, e, in parte, quello di Tor Bella Monica.


Gli inquirenti “riuscivano dapprima a sequestrare 1 kg di cocaina a due giovani spacciatori, e poi a dimostrare che entrambi erano disciplinati soldati di una più ampia organizzazione, che ha nel suo nucleo dirigente, persone legate dal vincolo di sangue, ed inseriti in un’ampia rete criminale di tipo piramidale.


"L'organizzazione deteneva le piazze dello spaccio delle due città con la politica del terrore – conclude il comunicato –, lunghi atti di aggressioni e minacce a pusher concorrenti o a clienti in debito. Si è anche arrivati a violenti pestaggi per ottenere il pagamento dei debiti di droga".

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