Da "cosa nostra tiburtina" a "vendo case spa" sui terreni della Asl

Due degli arrestati l'8 marzo vivevano a Borgonuovo, nel campo dei Casamonica. Nella zona sequestrate le villette abusive. Rotti i sigilli, l'attività è ripresa. Disponibile "chiavi in mano" la squadra dei muratori

Borgonuovo, all'interno della tenuta di Albuccione sul versante di Tivoli

Borgonuovo, all'interno della tenuta di Albuccione sul versante di Tivoli

Tommaso Verga 17 marzo 2018

Diranno le indagini se si deve parlare di connessione. Ma è un fatto che due dei 39 arrestati l'8 marzo nell'operazione "cosa nostra tiburtina" risiedevano nel campo rom di via Vivaldi, al confine tra Tivoli e Guidonia Montecelio. "Titolari", tronconi dei Casamonica-Di Silvio, da una quindicina d'anni organicamente insediati nei pressi, aldilà del passaggio a livello di Albuccione, nella parte di territorio del Comune di Tivoli, ma alla ricerca di spazi più consoni alle necessità familiari.


Occorrenza diversa da quella dei "costruttori". Si parla dell'impresa anonima che ha occupato nella stessa zona la superficie necessaria a edificare villette. Sequestrate e nuovamente rese disponibili dalla rottura dei sigilli per affittarle a chi ne fa richiesta. Per ora, extracomunitari. Poi si vedrà. Dipende da come evolverà la questione "alienazione dei beni" della Asl. L'intenzione si direbbe quella di aggiudicarsi i terreni di proprietà della Rm5 di Tivoli destinati alla vendita.


Una partita che trova già “schierati” 4 cooperative più un numero imprecisato di “altri”. Ufficiosamente, la stima arriva a 1.600 famiglie, autocostruttori abusivi. “Contenitore”, 270 ettari di terreno in località Albuccione, in un tempo assai lontano di proprietà del “Pio istituto di Santo Spirito e ospedali riuniti di Roma”, passato alla Regione Lazio, poi ai Comuni di Guidonia Montecelio e di Tivoli, e infine, tuttora, alla Asl Rm5.


Che il 6 dicembre 2017 ha deliberato di mettere tutto in vendita. Terreni, case, officine, capannoni, fabbrichette. Decisione formalizzata da un assegno di 25mila euro staccato a beneficio di Paola Cardelli-Marco Forcella, due notai delegati a svolgere il censimento e a provvedere di seguito all’accatastamento dei beni dell’azienda sanitaria. 


Facile a dire (e a deliberare). Perché quel terreno ha una storia che s’aggroviglia su se stessa in dipendenza delle circostanze, delle opportunità di singoli e gruppi organizzati, delle scadenze elettorali. Con sempre altri soggetti protagonisti. Così, per tornare al tema, da un anno è in corso la “guerra agli zingari”. Prima propugnata dai perdenti Fratelli d’Italia – il partito la cui assessora ai tempi della "tangentopoli II" guidoniana dimorava ad Albuccione –, poi da CasaPound, esito analogo (sancito da un eloquente 0-virgola elettorale), in una contesa fratricida tra gli avanzi postfascisti, in competizione per issare la rispettiva bandierina sul bastone più alto. 1. continua

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