Giacomo C. e le sue bande: dopo gli arresti del 2014 quelli già visti di ieri mattina

La conferenza stampa di Michele Prestipino, procuratore aggiunto della Dda, e del capitano Marco Beraldo: l'inaudita violenza della banda, il pedinamento dei carabinieri della compagnia di Tivoli

Ieri mattina, elicotteri dei carabinieri sotto il cielo di Tivoli

Ieri mattina, elicotteri dei carabinieri sotto il cielo di Tivoli

Tommaso Verga 9 marzo 2018

Nella conferenza stampa successiva agli arresti di ieri, tenuta da Michele Prestipino, procuratore aggiunto della Dda di Roma, e dal capitano Marco Beraldo, comandante della compagnia di Tivoli, si sono illustrate le modalità di gestione interne alla alla banda. Le indagini hanno accertato che i “disobbedienti venivano sequestrati, portati al cospetto del capo, e invitati a difendersi dalle accuse". In caso di "condanna", venivano sottoposti a violenti pestaggi o a sfregi sul viso.


La brutalità quindi, tra i caratteri distintivi dell'organizzazione, con numerosi episodi documentati di estorsioni, auto bruciate, minacce. Tanto che Michele Prestipino è ricorso a termini come "molto agguerrita", "nei numeri" e "nella capacità di controllo del territorio" e pronta a ricorrere "a sistemi di inaudita violenza" per definirne la fisionomia.


A sua volta, il capitano Beraldo, si è soffermato sulle 7 donne arrestate, che "avevano un ruolo importante – ha detto –, non soltanto in semplici attività di copertura, ma nella gestione delle informazioni e nell'orientamento delle scelte di spaccio".


Infine, aspetto tutt'altro che marginale, alcuni carabinieri della compagnia di Tivoli sarebbero stati perfino pedinati. Membri della banda avrebbero verificato abitudini e spostamenti, individuando le abitazioni degli investigatori, plausibile l'intento di "adottare azioni ritorsive nei loro confronti come risposta ai numerosi arresti e sequestri eseguiti nei confronti di appartenenti del sodalizio".


Nell'indagine è finito un avvocato, iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento personale continuato. Secondo il gip Maria Paola Tomaselli, "è emerso che Giacomo C., capo indiscusso del sodalizio, si serviva dell'avvocato per acquisire informazioni in merito all'arresto dei sodali, al chiaro fine di conoscere le contestazioni, gli elementi di prova, le eventuali dichiarazioni rese in sede di interrogatorio e il contenuto dei colloqui".


 


IL 'DEJA VU' DEL 2014, CAPIBANDA, ACCUSE, "MERCATI"


 


Si direbbe il riavvolgimento d’un nastro, un film già visto. Perché il Giacomo C., capo della banda arrestato ieria mattina, è il medesimo Giacomo C. che esattamente quattro anni fa finiva in carcere accompagnato da una numerosa equipe di complici e sottoposti. Una “retata” anche allora. Coinvolti ragazzi italiani usati come vedette e pusher, che, se disobbedivano, venivano spaventati con atti intimidatori proprio come ora.


Sodale di Giacomo C., Carlo M., indagato sin dal 2007 per importazione di droga dal Sudamerica. Addebitata alla coppia la rapina di quattromila euro in una sala giochi a Villanova, a inizio 2011.


Due le modalità organizzative, “studiate” in modo da risultare le più produttive possibili. I due “capi” approfittando di agganci con la Spagna e con la ‘ndrangheta calabrese, erano costantemente riforniti di cocaina ed hashish. In caso di “penuria” provvedeva il quartiere di San Basilio.


A Guidonia, la banda operava tra Villanova, La Botte e Campolimpido. Il deposito situato a Colle Nocello, la “base operativa” in un bar dove venivano raccolti gli ordini telefonici e fatti incassare i soldi dai debitori. In quella sede venivano altresì gestite le operazioni legali per i seguaci arrestati.


A Tivoli, l’area del “mercato” si riduceva al centro storico, direttamente nelle piazze. Che Giacomo C. monitorava transitando ininterrottamente a bordo della sua Mercedes. I proventi? Diecimila euro al giorno.


Nel 2014, a conclusione delle indagini vennero spiccate 31 ordinanze di custodia cautelare per i reati di spaccio di sostanze stupefacenti e rapina, in 20 finirono in carcere, 9 agli arresti domiciliari, due obbligati alla firma,12 le denunce a piede libero.


Applicate inoltre misure restrittive relative al patrimonio dei componenti la banda. Sequestrate diverse automobili e moto ed anche, ad Albuccione, una lussuosa villa abusiva. In quanto ritenuti “pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica” chiusi dal questore di Roma un bar di Guidonia e cinque locali di Tivoli, tra bar e pub, abituali ritrovi di persone pregiudicate o comunque ritenute “pericolose”. 


Curiosità infine: i due giovani arrestati perché accusati del possesso di un kg di cocaina. Che, in realtà, solo per metà del peso era nascosta nel vano motore dell’auto – una “Smart” – intercettata dai carabinieri a Villalba di Guidonia. L’altra porzione era custodita in una cassaforte poggiata su un tavolo in casa della nonna di uno dei due, una settantenne obbligata agli arresti domiciliari.

commenti