A Guidonia 'piovono' alberi sui passanti: parte l'indagine del Comune

Dopo la caduta del pino sull'infermiera nel giardino comunale al via la «commissione d'inchiesta» Ma per fare cosa? C'è già l'indagine della Procura di Tivoli

Il pino con le radici tagliate caduto su una donna nel giardino comunale  di Guidonia il 23 marzo

Il pino con le radici tagliate caduto su una donna nel giardino comunale di Guidonia il 23 marzo

Tommaso Verga 14 maggio 2018

di Tommaso Verga


Si insedia questa settimana la «commissione d’inchiesta sullo stato di salute delle alberature» di Guidonia Montecelio. A presiederla, si presume, la consigliera comunale che l’ha proposta, Paola De Dominicis, Pd. Chi legge, dovrà poi trovare il modo di collocarsi. Nel «partito maggioritario e silenzioso», formato da quelli riuniti nelle spallucce o nello strabuzzamento degli occhi provocati dall’«evidente errore di chi scrive»; una squadra destinata a coalizzarsi con quanti invocheranno un irrinviabile Tso (trattamento sanitario obbligatorio: «il Comune spreca soldi e tempo per questa cosa?»); terza formazione, i componenti della commissione, i consiglieri comunali e i loro seguaci che hanno chiesto e ottenuto l’illustrato.
I quali ultimi dovrebbero preliminarmente spiegare ai cittadini cosa hanno in mente, cosa intendono fare. Perché – per chiarezza – sulla «commissione d’inchiesta» volteggia una ambiguità, una silhouette dalle beltà paraelettorali (della serie: le elezioni non finiscono mai).
Tutto ha origine all’indomani della caduta dei due pini nella pineta centrale cittadina, il 23 marzo. Due fusti in perfetta salute (a differenza della signora travolta). Almeno lo erano, fino a che non sono state tagliate loro le radici. Come, quando, perché. Con l’autorizzazione di quale assessore, dirigente, funzionario del Comune?
Si dirà che a rispondere sarà l’indagine aperta dalla procura di Tivoli. Già. Ma allora che necessità c’è della «commissione» e dell'«inchiesta»? Interrogativi da pecorella smarrita, ignorante delle dinamiche dell’aula consiliare, delle farlocche distinzioni tra chi tira l’acqua al mulino e chi provvede al trapano.
A meno che… Presso l’assessorato all’Ambiente giace un alquanto corposo faldone cartaceo. Costato alla città 48,800 euro, contiene i risultati di un censimento deliberato nel 2014. Rilevazione così motivata: «Pervengono sempre più numerose segnalazioni, sia da privati cittadini sia dal personale di vigilanza dell’Ente (il Comune, ndr), denuncianti situazioni di potenziale pericolo per la pubblica incolumità derivanti dallo stato di fatto in cui versano alcune essenze arboree, soprattutto a seguito di avversi eventi meteorologici». Necessitano quindi «interventi di manutenzione del verde pubblico comunale».
Firmato Morena Boleo – Fratelli d’Italia, assessore all’Ambiente delle giunte “tangentopoli II” Rubeis e Di Palma –. La quale, decide per l’«Affidamento incarico per il censimento e monitoraggio del patrimonio arboreo comunale». Compiti non assolvibili dal personale del Comune in quanto «non in possesso delle appropriate competenze, per cui si rende necessario il ricorso a tecnici specialisti e nello specifico ad agronomi, architetti paesaggistici o agrotecnici». Tutto testuale.
Presso lo stesso assessorato giace (non altro verbo soccorre) la «valutazione di stabilità degli alberi» prodotta dall’agronomo Aurelio Valentini un mese fa. Uno per l’altro: basterà sovrapporre il censimento deciso del 2014 con l’analisi recente per conoscere se gli interventi sulle alberature meno in salute sono stati svolti. Non è che il censimento ha semplicemente preso nota delle generalità apponendo le targhette che si possono vedere sui fusti degli alberi? Oppure sono stati redatti i «certificati sullo stato di salute» ma nessuno ha dato seguito alle terapie.


Ecco. La «commissione» potrebbe organizzarsi per fornire risposte alla città, chiarire lo stato delle cose. Ed anche, se necessario, interessare la Procura. Tanto più che a Tivoli c'è già un fascicolo aperto.

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